Attivista del Basilicata Pride

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Adesioni e reazioni (dalla Cgil al Pd) sull’evento in contemporanea con Reggio Emilia

POTENZA – Dopo il Toscana Pride di sabato scorso, che ha inaugurato la “stagione dell’orgoglio lgbti”, oggi l’Onda Pride raggiunge la sua seconda “doppia” tappa «particolarmente significativa perché interesserà due città – Reggio Emilia e Potenza – che per la prima volta vengono attraversate dalla manifestazione dell’orgoglio lesbico, gay, bisessuale, trans e intersessuale». E’ quanto rende noto Arcigay, spigando che oltre al REmilia Pride, a Potenza si svolgerà il Basilicata Pride (con Vladimir Luxuria): il concentramento del corteo è fissato alle 17 in piazza Mario Pagano.

LA CGIL ADERISCE, LA COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’ SI DIVIDE  In una nota, il segretario regionale della Cgil, Angelo Summa, ha annunciato la partecipazione del sindacato. «La Cgil anche e in particolar modo per i suoi principi statutari – ha aggiunto Summa – ritiene fondamentale il tema delle discriminazioni di genere e si è vista sempre impegnata ed in prima linea su questo fronte».

“La Crpo, organismo-espressione di molteplici sensibilità, non ha raggiunto una posizione comune circa la scelta di aderire e sostenere la manifestazione e le ragioni del Basilicata Pride 17. Nella propria libertà di coscienza, la diversificazione delle posizioni, legittima, non esula comunque di formalizzare, a titolo personale, l’adesione di chi ritiene e sostiene l’adesione come principio democratico”. Così la presidente della Commissione pari opportunità Angela Blasi che, insieme alle componenti Nunzia Armento, Rossella Brenna, Giovanna Galeone e Ilaria Nitti continua “la Costituzione della Repubblica stabilisce all’articolo 3 che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Schierarsi per contrastare le violenze e le discriminazioni e promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza sulla quale rifondare la nostra società è un civico dovere al quale non riteniamo sottrarci.  In un periodo di crisi, economica e sociale –aggiunge – riteniamo che sia fondamentale unire le diverse sensibilità, per arginare ogni fenomeno di odio e discriminazione. Una democrazia che non riconosce diritti alla persona in quanto tale, non è democrazia. Ampliare i diritti di alcuni, non significa ridurre i diritti di altri. Piuttosto è l’assenza di diritti verso alcune persone a rendere ciò che ci circonda più ingiusto e non comprensibile.  La nostra adesione – conclude Blasi – nasce da queste riflessioni e dalla volontà di continuare a lottare per un Paese che voglia e sappia garantire parità di diritti a prescindere dal colore della pelle, dall’orientamento sessuale o dalle religioni professate. É una lotta per la civiltà, per la democrazia, per la libertà”.

SANTARSIERO: ADERISCO PERCHE’ SONO CRISTIANO  “Che si tratti del Pride o di qualunque altra cosa, un cattolico sa sempre cosa scegliere, perciò certi inviti provocatori ad agire come il fariseo che ostentava la preghiera sull’altare solo per farsi ammirare da tutti non fanno altro, alla fine, che sollecitarci a meditare sul vero senso del nostro Credo”: lo afferma il consigliere regionale del Pd, Vito Santarsiero che aggiunge “cosicché meditando, ci viene in mente che nel settembre 2015 Papa Francesco ha insistentemente telefonato all’ex arcivescovo di Evreux, Jacques Gaillot, chiedendogli di poterlo abbracciare in Vaticano. Gaillot era stato per venti anni emarginato dalla chiesa francese per la sua lotta contro ogni violenza e discriminazione, per la sua fedeltà a un Vangelo che impone accoglienza ed amore e per la sua capacità di viverlo fino in fondo arrivando, nel 1988, a benedire l’unione di due omosessuali malati di Aids. Cacciato da Evreux, nella sua ultima omelia in cattedrale, aveva chiaramente detto ‘la Chiesa è chiamata ad essere solidale con le vittime, deve essere lì dove la gente soffre. È allora che diventa credibile’”. “Potrebbe venirci in mente – aggiunge – anche don Luigi Ciotti che ebbe a dichiarare ‘sto con voi: sto dalla parte di chi ha fame e sete di giustizia e di chi vuole una Chiesa sempre più capace di accogliere ogni persona e di difendere i diritti di chi è più calpestato’ proprio in occasione di un Pride, il World gay Pride del 2000, in cui troneggiava uno striscione con su scritto ‘sono qui perché sono cristiano’.Ed è proprio con questo spirito, idealmente sotto un medesimo striscione – dice Santarsiero – che io mi schiero senza alcun dubbio dalla parte di chi oggi, anche nella mia città, nella mia regione, manifesta perché i diritti siano diritti di tutti. Lo spirito del Vangelo a cui indegnamente cerco di uniformarmi, infatti, non è quello di tollerare l’altro, ma quello di includerlo.’Gesù ci chiede di amare il prossimo, non di concedergli una esistenza minore giudicandolo dall’alto di una qualsiasi presunta superiorità, ‘che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?’, così ancora ci ammonisce San Paolo dalle pagine del Vangelo.  Anche i farisei – aggiunge – contestavano a Gesù di non rispettare la legge di Mosè perché stava dalla parte degli ultimi e degli emarginati, tra i malati e le donne considerati indegni e impuri. La fede senza le opere non serve a niente; la preghiera che si bea di se stessa non serve a niente; servono invece le opere che si fanno preghiera, serve ogni passo che cammina verso l’accoglienza e il riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni creatura di Dio e, specialmente da parte di chi rappresenta le istituzioni, serve la capacità di farsi scudo contro certe derive reazionarie che non possono e non debbono essere tollerate.  Dobbiamo difendere lo Stato laico – conclude Santarsiero – voluto dai Costituenti cattolici ed essere cattolici nello Stato significa adoperarsi per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono uno sviluppo armonico e giusto della società, lavorare per la pace, per l’accoglienza degli ultimi e dei diversi, per il bene comune. Insomma, io sarò al Pride perché sono cristiano”.

 

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