X
<
>

Gli effetti del terremoto di una settimana fa a Ischia

Share
5 minuti per la lettura

Il presidente dell’ordine lucano, Gerardo Colangelo: gli studi di microzonazione finalizzati allo studio degli effetti in caso di scossa vanno a rilento, si rischia di perdere il cofinanziamento del Dipartimento nazionale di Protezione Civile pari al 75% della somma prevista

POTENZA – “Quello che ha colpito Ischia è un terremoto di modesta magnitudo che non doveva in nessun modo provocare morti, ingenti danni e tanta distruzione”: è il commento del Presidente dei Geologi di Basilicata Gerardo Colangelo. 

Puntualmente – è scritto nella nota – arrivano le dichiarazioni del dopo terremoto, di quello che si poteva fare e che non si è fatto “in tempo di pace”. Per andare diritti al cuore del problema occorre intervenire con azioni decisive e concrete perché altrimenti ogni volta saremo costretti a fare la conta dei morti allontanandoci sempre più al concetto di resilienza: imparare dal passato per migliorare in futuro. In Italia, come nel resto del mondo, la probabilità di accadimento di un terremoto è alta per tutte le aree ad elevato rischio sismico, in altre parole “il terremoto non bussa sempre e solo alla porta accanto” continua Colangelo, per cui è necessario che i cittadini comincino a pretendere la sicurezza costruendo bene, nel sito giusto e assumere comportamenti corretti in caso di emergenza. Chiaramente lo Stato deve mettere a disposizione del cittadino, dei progettisti e degli Enti preposti alla tutela del territorio tutti gli strumenti necessari per una corretta pianificazione urbanistica e più in generale del territorio. I recenti eventi sismici (Ischia e Italia Centrale), ripropongono la necessità, peraltro ampiamente condivisa, di predisporre e dare avvio ad un Piano di prevenzione del rischio sismico, che definisca azioni concrete e costi certi per mettere in sicurezza il territorio, il patrimonio edilizio, urbano e rurale, e i Beni culturali nel rispetto dell’identità dei luoghi e dei paesaggi. 

Il Sisma Bonus rappresenta una grande occasione per la definizione di un piano nazionale di prevenzione e di valutazione sismica degli edifici. Infatti chi intende mettere in sicurezza e ristrutturare la propria abitazione, deve sapere in primo luogo in quale zona sismica si trova l’edificio oggetto d’intervento, dal momento che il territorio italiano è diviso in quattro zone in base alla pericolosità sismica. Occorre avviare una serie di importanti azioni che indirizzino verso il concetto della prevenzione per raggiungere poi il fine ultimo che è la creazione del Fascicolo del Fabbricato, il quale rappresenta una valida risposta per poter ridurre in maniera concreta il rischio sismico sull’intero territorio nazionale. 

Non si capisce perché gli studi di microzonazione finalizzati allo studio degli effetti di sito in caso di terremoto vadano così a rilento, in Basilicata addirittura gli studi sono fermi con il rischio di perdere il cofinanziamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile pari al 75% della somma prevista»

Per Raffaele Nardone del Consiglio Nazionale dei Geologi, le azioni di prevenzione del rischio e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio debbano essere, gradualmente nel tempo, uniformate ad un principio di obbligatorietà stabilito per legge, al fine di avviare un processo di prevenzione realmente efficace, rispondente ad un’oggettiva esigenza di tutela sociale, non più procrastinabile. 

La nostra penisola è composta da circa ottomila centri abitati molti dei quali caratterizzati da costruzioni storiche, artistiche e monumentali con diversi gradi di vulnerabilità. In tale contesto, non si capisce perché gli studi di microzonazione finalizzati allo studio degli effetti di sito in caso di terremoto vadano così a rilento, in Basilicata addirittura gli studi sono fermi con il rischio di perdere il cofinanziamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile pari al 75% della somma prevista. 

Purtroppo è la triste realtà – afferma Raffaele Nardone del Consiglio Nazionale dei Geologi- è trascorso un anno dal sisma del centro Italia e siamo ancora qui a parlare della creazione del fascicolo del fabbricato ed ancor più della microzonazione sismica, sono rimaste solo delle belle parole da tirare fuori nei momenti di emergenza”. Sul terremoto ad Ischia abbiamo letto di tutto, dall’abusivismo all’indignazione per i tanti danni rapportati ad una magnitudo relativamente bassa. Bisogna riflettere sull’importanza dell’effetto di sito e della conoscenza geologica puntuale perché a prescindere dal fatto che una costruzione sia abusiva o meno, questa è venuta giù anche per un effetto di amplificazione dovuta alla presenza di coperture. 

Esiste una carta di microzonazione sismica ad Ischia? Perché le Regioni sono così in ritardo nell’attuare le varie ordinanze del DPC sulla microzonazione sismica? Non è questo il momento di accusare o fare polemica ma sicuramente è il momento di riflettere su quanto accaduto ad Ischia e su quanto potrebbe accadere nel resto della nostra penisola – conclude Nardone. 

L’aggiornamento dei Piani Regolatori e dei Piani di Protezione Civile dovrebbero essere un must per ogni amministrazione comunale ed in particolare uno degli obiettivi principali di ogni Sindaco visto che proprio la figura del Sindaco rappresenta la prima autorità di Protezione Civile sul territorio. 

A volte – conclude Colangelo – è imbarazzate l’approccio di alcuni sindaci ai Piani di Protezione Civile o addirittura alla figura del geologo nella progettazione e negli interventi sul territorio. Il geologo non richiede approfondimenti per vizio ma lo fa per mestiere, perché solo attraverso una corretta definizione del sottosuolo possiamo pianificare e costruire in maniera sicura in luoghi sicuri. 

Molte delle norme prescrittive in materia di prevenzione del rischio sismico restano, parzialmente o totalmente disattese, anche per l’inesistenza di un carattere realmente cogente dei previsti interventi di mitigazione del rischio e per mancanza di controlli sull’effettiva attuazione delle norme da parte delle regioni. In Basilicata, per fare un esempio, non è mai partita la procedura dell’autorizzazione simica per le nuove costruzioni questa poteva essere un’importante misura di prevenzione del rischio sismico a costo zero”. 

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE