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Bernard L. Feringa (foto Wikipedia), Premio Nobel per la Chimica 2016 con Jean-Pierre Sauvage e J. Fraser Stoddart

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Molti studenti del dottorato di ricerca in Scienze Chimiche hanno svolto periodi di ricerca presso i suoi laboratori, qualificando la loro formazione. L’augurio del prorettore Superchi

POTENZA – Il Premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato, congiuntamente, al francese Jean-Pierre Sauvage, al britannico J. Fraser Stoddart ed all’olandese Bernard L. Feringa per “la progettazione e la sintesi di macchine molecolari”, come recita la motivazione ufficiale: uno dei tre vincitori, Bernard Feringa, professore di chimica organica all’Università di Groningen, è particolarmente legato all’Università della Basilicata, dove ha insegnato come Visiting Professor al Corso di Laurea in Chimica, e dove negli anni ha mantenuto contatti e collaborazioni di ricerca con i chimici organici del Dipartimento di Scienze. Lo ha reso noto il prorettore alla Ricerca dell’Università della Basilicata, Stefano Superchi: «La collaborazione con Feringa – ha aggiunto Superchi – inoltre ha fatto sì che numerosi studenti del dottorato di ricerca in Scienze Chimiche abbiano svolto periodi di ricerca presso i suoi laboratori, qualificando la loro formazione. A Feringa, e agli altri Nobel, premiati per queste affascinanti scoperte, l’augurio della comunità chimica lucana». 

Le ricerche di questi studiosi – si legge nella nota dell’Unibas – hanno portato alla realizzazione di “macchine” o “motori” molecolari delle dimensioni di un miliardesimo di metro, cioè mille volte più piccoli di una cellula, costituiti da singole molecole in grado di effettuare movimenti microscopici: rotazioni, allungamenti, piegamenti e spostamenti, sotto l’impulso di stimoli esterni di natura luminosa, termica, elettrica e chimica. È quindi possibile, attraverso questi stimoli, accendere, spegnere, comandare e guidare queste micro-macchine, facendogli compiere operazioni semplici su scala nanometrica. La ricerca premiata, iniziata sul finire degli anni ’80, ha portato alla realizzazione, mediante sofisticati processi di sintesi organica, di molteplici “modelli” di macchine molecolari in grado di svolgere diverse funzioni e rispondere a stimoli diversi. Si tratta sicuramente di una ricerca di frontiera che apre nuove prospettive in vari campi della scienza e della tecnologia. Le applicazioni di queste nanomacchine, per ora ancora allo stadio di progetto, spaziano dall’elettronica, con la costruzione di computer molecolari, alla biologia ed alla medicina, con l’utilizzo di queste micro-macchine all’interno delle cellule per il trasporto di farmaci o per veri e propri interventi di riparazione o modifica. 

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