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di GIANLUCA PRESTIA
«Mia suocera era una donna forte, ma nessuno ha fatto niente per evitare la sua morte». È una voce di rabbia mista a scoramento quella dall’altro capo del telefono. La voce della nuora della 73enne Antonia Pascarella deceduta ieri mattina nel suo letto di casa, a Parghelia. Una morte sulle cui cause stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Tropea coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Michele Sirgiovanni che, sempre in mattinata, hanno raccolto la denuncia sporta dal figlio della vittima, Giuseppe Lettieri, titolare di un’azienda di perforazione di pozzi artesiani, e dalla moglie Silvana Dell’Ordine, apprezzata artista del luogo.
I congiunti della 73enne, che si sono rivolti nella cirostanza all’avvocato Franco Iannello, vogliono quindi vederci chiaro in tutta questa vicenda che ha avuto inizio il 9 novembre dello scorso anno quando la signora Pascarella era stata colta da ischemia. Successivamente, per come riferito sempre dai parenti, «era stata portata all’ospedale di Vibo in terapia intensiva del reparto di neurologia e, una volta dichiarata fuori pericolo, era stata indirizzata presso una struttura di riabilitazione». Cercando tra le varie strutture private della regione, ne era stata individuata una a Laurignano, in provincia di Cosenza, dove era rimasta per circa due mesi, cioè dal 2 dicembre al 20 gennaio scorso. Ma durante il trattamento «non ci è stato consentito di vederla – hanno proseguito i parenti – Non solo: alla fine, nel momento in cui ci avevano comunicato di doverla dimettere, le sue condizioni non erano migliorate rispetto a quando era entrata». La donna aveva, infatti, bisogno di assistenza H24. «Ci siamo, dunque, dovuti attivare noi per portarla a casa e diventare di conseguenza infermieri in quanto l’Asp di Vibo aveva, di fatto, bloccato la sua ospedalizzazione nonostante le condizioni che mia suocera presentava». Aveva, infatti, una emiparalisi che, appunto, non le consentiva di muovere una parte del corpo. Figlio e nuora si erano, così, dovuti arrangiare richiedendo l’intervento di un fisioterapista dell’Asp «presente soltanto gli ultimi due giorni prima del decesso», al contrario dell’infermiere che «non è mai venuto». Lo stato di salute della 73enne è ulteriormente peggiorato mattina di sabato scorso. A raccontare gli ultimi momenti di vita della congiunta è sempre Silvana Dell’Ordine: «Mia suocera lamentava dolori continui, aveva una pressione minima tra 40 e 50. Chiamiamo, quindi i dottori anche perché aveva la pancia gonfia dopo che le era stato tolto il catetere. Invochiamo nuovamente la necessità che venga ricoverata ma ci viene detto che non erano disponibili posti né all’ospedale di Tropea, né in quello di Vibo e che essendo sabato non era nemmeno possibile eseguire un’ecografia. Quando i sanitari del 118 sono arrivati a casa nostra, a Parghelia, le hanno fatto una flebo d’acqua che hanno attaccato al muro e riattaccato il catetere. Per ospedalizzarla, invece, non c’è stato verso».
Alle 7 di ieri mattina, infine, il decesso. «Eravamo andati nella sua stanza per somministrarle le medicine ma ci siamo accorti che non rispondeva più». Quindi, la chiamata ai carabinieri che hanno provveduto a sequestrare tutti i medicinali e le ricette, mentre i colleghi della stazione di Vibo Valentia hanno fatto lo stesso con la cartella clinica sia dell’ospedale che della struttura privata del Cosentino. Oggi, infine il medico legale Katiuscia Bisogni eseguirà l’esame autoptico sul corpo della vittima.
«Mia suocera non era anziana – ha chiosato amareggiata la Dell’Ordine – ma e nonostante la sua condizione di salute aveva pieno diritto a vivere un’esistenza dignitosa».

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