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MATERA- C’è il teatro, c’è la musica, c’è l’Europa, ma soprattutto, accompagnati dallo slogan “Cancellare in bianco e nero, pensare a colori” coniato dall’artista Emilio Isgrò per la quarta edizione della festa di Radio 3 Rai, c’è tanta Matera nella prima giornata di “Materadio”.  C’è negli spettacoli che hanno animato per tutto il pomeriggio piazzetta San Pietro.

E’ una materana doc, infatti, la “signora dell’arpa” Giuliana De Donno, che insieme alla Orchextra Large, è protagonista del primo intermezzo musicale condotto da Valerio Corzani. Con Giuliana De Donno, artista capace di incantare il pubblico grazie al pizzico delle corde della sua arpa, l’orchestra riscopre e valorizza un patrimonio musicale conservatosi nei paesini lucani, noti per la costruzione di arpe popolari, Giuliana porta sul palco anche la magia dei suoni legati alle tradizioni dell’arpa celtica e paraguayana che, fondendosi ai ritmi tradizionali del nostro sud, ci accompagnano in un inaspettato e affascinante viaggio musicale. E il trionfo del “made in Lucania” prosegue, all’interno de “Il Teatro di Radio 3”, condotto da Laura Palmieri,  con la presentazione, nella chiesetta di san Pietro Barisano,  di “Sempre con me (Lui era avaro di sé. Io invece già lo amavo)”,  un testo teatrale di Gommalacca Teatro, nato in coproduzione della residenza teatrale Matera 2019 Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, Onyx, Fondazione Southeritage. In scena Carlotta Vitale e Mimmo Conte, che della piéce hanno curato anche regia e scenografia, tra fatti di cronaca, testimonianze dirette e analisi degli aspetti psicologici, normativi e sociali, affrontano lo spinoso tema del maltrattamento delle donne. A impreziosire il testo una installazione di Emilio Isgrò e musiche originali di Sakis Papadimitriou e Georgia Sylleou. Ma Matera c’è soprattutto nel racconto che della città si fa nel “salotto” radiofonico del direttore di Radio 3, Marino Sinibaldi. “Fahrenheit”.  La definizione più illuminante di cosa significasse vivere  nei Sassi, prima della “rigenerazione” degli antichi rioni di tufo, la fornisce lo scritto di Giuseppe Di Pede: “Eravamo  schiavi di lavoro e di pensieri”. Una storia che ha continuato a camminare sulle gambe del figlio Pasquale, concepito nei Sassi e nato a Serra Venerdì con un sogno: ritornare a vivere in quello che Levi nel “Cristo si è fermato a Eboli” descrisse come l’Inferno dantesco. Un scommessa vinta e che  fa, oggi, dei Sassi il fiore all’occhiello della città. Colpiti da questo magnifico monumento all’architettura anche Enrico Morteo, tonato negli stessi luoghi che furono oggetto del grande sogno di Adriano Olivetti, e Joseph Grima, direttore artistico di Matera 2019. «Matera- dice – è un luogo in cui poesia e tecnica si incontrano in maniera sorprendente: da una parte i Sassi con la loro storia millenaria, fatta di vergogna e di riscatto, dall’altra la tecnologia ultramoderna del Centro di Geodesia spaziale, che ne fanno il posto ideale per accogliere l’Europa». Poi, insieme alle letture di  Giuseppe Cederna, voce di Materadio 2014, a svelare l’anima più autentica della città è  il racconto appassionato della soprintendente Marta Ragozzino della mostra di Palazzo Lanfranchi “Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo; la difesa appassionata di questo lembo di terra del presidente di Legambiente Matera, Marcello Santantonio; il ritratto della lucanità tracciato dallo scrittore Franco Arminio: «La sobrietà e la ritrosia dei lucani li mette al riparo dal rischio della “bancarella”, nei commerci umani. E i luoghi ne sono lo specchio fedele. Se vai a Rimini, la città arriva prima che tu stia arrivando, il paese lucano, invece, si ritrae, 3 chilometri sembrano 30 per via delle curve». Matera? «Il luogo dove è possibile coniugare il pc al pero selvatico, nel cuore dell’arcaico ma connessi al futuro.

 

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