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CHE ci facevano 20 persone al quadrivio di Rose-Montalto, col pollice alzato a fare l’autostop? Semplice: il bus delle Ferrovie della Calabria che da piazza Autolinee a Cosenza li conduce ogni giorno a Luzzi, aveva finito l’acqua nel radiatore e la benzina. Il conducente a quel punto s’è fermato, ha annunciato il fine corsa e ha fatto scendere tutti. Risultato: sotto la calura delle cinque del pomeriggio, una ventina di operai, badanti, lavoratori pendolari che quotidianamente usufruiscono del servizio di trasporto, alcuni pagando anche abbonamenti di 50 euro mensili, sono scesi increduli, imboccando a piedi la via di casa. Per molti di loro si sarebbe trattato di macinare quattro, cinque chilometri fino alla meta e così non hanno potuto fare di meglio che mettersi a bordo strada e fare l’autostop. 

Il fatto, accaduto una settimana fa, è solo il primo di una lunga serie. Ieri, per esempio, un mezzo è rimasto bloccato in montagna per una rottura e i passeggeri hanno aspettato per due ore sotto il sole, in attesa di quello in sostituzione. Non è purtroppo solo questo, l’unico disagio che i passeggeri lamentano: «Percorriamo sin dalle prime ore del mattino, una lunga tratta senza aria condizionata – dicono – gli autobus sono vecchi e quasi mai rispettano l’orario stabilito». Delle difficoltà economiche delle Ferrovie della Calabria la stessa società non fa mistero, il guaio è che oltre che sui dipendenti – che agli stessi passeggeri raccontano di non ricevere i pagamenti perché lazienda è in perdita – i disagi ricadono tutti sugli utenti, che biglietti e abbonamenti li pagano profumatamente.

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