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Grillo come Maradona? Vediamo. Al leader del Movimento 5 Stelle molti rimproverano di usare modi poco urbani. Gli stessi rimproveri che venivano mossi a Diego Armando Maradona. Che faceva la pipì fuori dal vaso, che si metteva il dito nel naso, che sniffava, che mangiava con le mani e così via. Insomma, come dicono gli spagnoli, che era un “hijo de puta”, un figlio di una buona donna. Ma non bastava giocare da fuoriclasse? No. Occorreva essere pure educati. Seguire gli insegnamenti di Monsignor della Casa. Una cosa simile viene rimproverata a Beppe Grillo. Non basta che da zero abbia conquistato un terzo degli elettori e che gli ultimi sondaggi lo danno come primo partito. No, non basta. Deve essere educato, e politicamente corretto. Bersani e Grillo potevano trovare un accordo? A mio parere sì. Ma entrambi hanno commesso errori. Fatali. Bersani ha cercato di cooptarlo con la sua bonomia emiliana attraverso i ridicoli otto punti. Grillo non solo ha sbagliato a umiliarlo con la diretta streaming ma non ha saputo dare una priorità ai suoi venti punti. La ferita non si è suturata e i punti sono rimasti aperti. Sanguinanti. I due non hanno capito che dovevano reciprocamente cedere pezzi di sovranità. Con gesti unilaterali. Ma doveva iniziare Bersani. E Grillo gli offrì la possibilità di un’apertura mettendo su un piatto d’argento il ritorno al Mattarellum. Bersani, invece di ripetere la giaculatoria che ha cantato da otto a questa parte, doveva votare, senza se e senza ma, il Mattarellum. Unilateralmente. L’altra occasione Grillo glie ha data offrendo la candidatura di Stefano Rodotà, promettendo una prateria. A quel punto il Pd era già un cumulo di macerie. Forse era tutto scritto che Napolitano dovesse portare il relitto nel porto-rifugio delle larghe intese.

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