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Nel mese di ottobre dello scorso anno scrissi in un blog i miei ricordi di notista politico accreditato al Consiglio regionale. Scrissi allora che fare il giornalista a Palazzo Campanella era fisicamente difficile; e ne spiegai motivi. Aggiungendo che manca un luogo di conversazione con i consiglieri regionali che abusivamente si fanno chiamare “onorevoli”. Privo di una sorta di “Transatlantico” dove poter scambiare opinioni e sensazioni con gli addetti ai lavori, i giornalisti sono controllati a vista dagli uscieri. Marcamento a uomo. Ricordai anche che l’austerità del salone strideva col rigore un po’ codino dei consiglieri, alcuni dei quali fumano e sghignazzano senza pudore all’interno dell’aula consiliare. Ricordai che una volta, nella precedente consiliatura, gli uscieri ci perquisirono all’ingresso dell’aula, sebbene fossimo dotati di accredito. Un episodio gravissimo lasciato cadere per la tolleranza di noi giornalisti che sorvolammo…. Si giustificarono dicendo che il dirigente aveva applicato in modo zelante una direttiva restrittiva emanata dell’ufficio di presidenza. La paura delle ombre che rimanda alla Fortezza Bastiani de “Il deserto dei Tartari”, il romanzo di Dino Buzzati nel quale l’autore racconta di un nemico che non arriva e la malia che avviluppa gli inquilini della fortezza. Adesso è arrivata un’ulteriore blindatura (per i giornalisti) a seguito di un’intesa che il presidente Talarico ha siglato con l’Ordine dei giornalisti e con la Fnsi. Che i rapporti andassero regolati non c’è dubbio alcuno. Ma c’è modo e modo di fare le cose. Si passa dal totale sbracamento alla faccia feroce. Da questo momento in poi forse gireranno solo le veline. Detto questo bisogna dare atto che l’assemblea è soggetta a una pesante e salutare cura dimagrante. Residuano alcuni dettagli. 1) Passando da 50 a 30 consiglieri anche l’ edificio dovrebbe essere calibrato, altrimenti un vestito taglia 44 rimane un po’ largo per una misura 54. 2) I consiglieri regionali dovrebbero smetterla di farsi chiamare deputati regionali. E’ un abuso per questi novelli cicisbei.

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