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Una notte Fellini stava scrivendo al suo produttore dell’epoca, Angelo Rizzoli, per raccontargli il suo momento di empasse, la mancanza d’ispirazione. Mentre pensava a tutto questo l’intuizione geniale, l’idea ritrovata: fare un film su un regista in crisi, raccontare la sua crisi. Nasceva così Otto e mezzo, forse il suo film più bello. Lungi da me l’idea di paragonarmi a Fellini, ho un ego ragionevole, mentre mi scervellavo, persa in bulimiche e confuse letture, su cosa scrivere per la rubrica, mi è venuto in mento che, ecco, potevo parlare di una “tenutaria di rubrica settimanale in overbooking di idee”, non in crisi ispiratoria, ma sopraffatta dalle sue stesse letture, notizie, status, post, blog. Una vita che si muove intorno a tutte queste cose. A volte lentamente, a volte velocissimamente. Una dieta da fare, un protocollo da rispettare. Ho letto da qualche parte che più stai in piedi più dimagrisci, quindi ora, come una giraffa scema, sto scrivendo alzata. Io non so più gestire le notizie. Le cose. Come un grillino davanti a una scia chimica, inizio a prendere tutto sul serio. Vorrei scrivere di tutto e su tutto. Poi, però, esce fuori la maniaca perfezionista e mi dico che no, non posso, non sono abbastanza preparata, non sono in grado. E vado lagnandomi con chiunque mi capiti a tiro. Per giorni. In cui ovviamente non scrivo nulla. 
Sento di non aver peso a sufficienza, nello scrivere. Poi penso a Fellini che andò in crisi anche lui e tirò fuori un capolavoro.  Ecco, questo non è un capolavoro. Ma un EXIT grande come una casa. Le crisi si superano. La rubrica è salva.

Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo. Ne sono lunsingato. Cosa intendano gli americani con “felliniano” posso immaginarlo: opulento, stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico, fregnacciaro. Ecco, fregnacciaro è il termine giusto (Federico Fellini)

Una notte Fellini stava scrivendo al suo produttore dell’epoca, Angelo Rizzoli, per raccontargli il suo momento di empasse, la mancanza d’ispirazione.

Mentre pensava a tutto questo, l’intuizione geniale, l’idea ritrovata: fare un film su un regista in crisi, raccontare la sua crisi. Nasceva così Otto e mezzo, forse il suo film più bello. Lungi da me l’idea di paragonarmi a Fellini, ho un ego ragionevole, ma mentre mi scervellavo, persa in bulimiche e confuse letture, su cosa scrivere per la rubrica, mi è venuto in mento che, ecco, potevo parlare di una “tenutaria di rubrica settimanale in overbooking di idee“, non in crisi ispiratoria, ma sopraffatta dalle sue stesse letture, notizie, status, post, blog e una vita che si muove intorno a tutte queste cose. A volte lentamente, a volte velocissimamente.
Una dieta da fare, un protocollo medico da rispettare.
Ho letto da qualche parte che più stai in piedi più dimagrisci, quindi ora, come una giraffa scema, sto scrivendo alzata.
Io non so più gestire le notizie. Le cose. Come un grillino davanti a una scia chimica, inizio a prendere tutto sul serio. Vorrei scrivere di tutto e su tutto. Poi, però, esce fuori la maniaca perfezionista e mi dico che no, non posso, non sono abbastanza preparata, non sono in grado.
E vado lagnandomi con chiunque mi capiti a tiro. Per giorni, in cui ovviamente non scrivo nulla. 
Sento di non aver peso a sufficienza, nello scrivere. Poi penso a Fellini che andò in crisi anche lui e tirò fuori un capolavoro.  
Ecco, questo non è un capolavoro. Ma un EXIT grande come una casa. Le crisi si superano. La rubrica è salva.

(da Cous-Cous del 21 novembre)

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