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Legge dei regali. Se le regali dei cioccolatini, è a dieta. Se le regali dei fiori, è allergica.
Arthur Bloch, Legge di Murphy sull’Amore, 1982
Il Calendario della Cornacchia (in attesa dell’Avvento) giorno 14
Le pubblicità dei giocattoli a Natale nuocciono gravemente alla salute. Degli adulti. In particolar modo di quella dei “core de zia”, che ingenue e soprattutto ignare, lasciano intendere alla parte trainante del loro muscolo cardiaco, che certo, ma scherzi di sicuro Babbo Natale porterà loro Emiglio. Un orrendo, orrendo, orrendo robottino, dal costo esagerato ma il massimo dei desideri delle creaturine. Oggi, codesta zia ha passato una giornata a cercarlo. Dapprima serena, poi agitata, infine isterica. Nel negozio di una nota catena della Capitale, vedendo l’ultimo Emiglio, lì lucente e pronto a esser preso, in mano di una giovane coppia, ha giocato sporco iniziando a voce alta un clamoroso pippone sulla crisi, “st’euro ce sta a rovinà”, sul consumismo, sui figli che hanno troppo “noi che giocavamo con niente, ci bastavano due bacchette di legno e una pallina” e giù di lì tutto il repertorio del più becero populismo. Ce l’avevo quasi fatta, il marito vacillava “Tesoro tu hai perso il lavoro, costa troppo, Aristide capirà, prendiamoli un’altra cosa, deve imparare anche lui quanto è dura la vita, quanto dovrà soffrire, che non ha futuro. Meglio inizi da oggi, da tre anni, da questo Natale”. Il bastardo mi ha fottuto, glielo stavo per comprare io a loro. In un’altro negozio, di altra nota catena, ho invece mandato affanculo signora biondo parioli con visone addosso, Vuitton al braccio e hogan ai piedi. Ne ha presi due a prezzo pieno, e prezzo pieno, fidatevi è una cifra clamorosa. Uscendo volevo rigarle il suv. Era forza il suo parcheggiato alla cazzo di cane in mezzo alla strada. Mi ha frenato la mia coscienza, Simone. La mia, quella interna, da mo’ che m’ha lasciato. Ho deciso per la via più morbida, per l’accomodamento. All’ennesimo negozio ho lasciato una generosa mancia al commesso perché mi avvisasse appena ne arrivava uno. Ero ormai sfinita, quando magico Simo mi dice, dai proviamo lì. L’ho visto da lontano, dietro di me sento una vocetta: “amò, Emiglio, ce l’hanno!” urlo a  Simo che è scattato con una spinta propulsiva che manco Usain Bolt placcando l’esanime oggetto come il più cattivo dei Black….Emiglio era mio. 
Manco Arnold Schwarzenegger in “Una promessa è una promessa”.
Il natale di Nanà è salvo. 
In tutto questo girovagare ho continuato a pensare alle avventure di Phileas Fogg e di Passapartout ne “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne, libro che non ha bisogno do grandi presentazioni. Racconta l’avventura di un uomo inglese molto ricco, ricchezza di cui non si conosce la provenienza, che decide di scommettere con i soci del suo club, il Reform che riuscirà a fare il giro del mondo nei fatidici 80 giorni. Partito alle 20.45 del 2 ottobre, con il suo fido maggiordomo Passepartout, dovrà far ritorno al Reform Club, il 21 dicembre alla stessa ora. 
La ricetta è quella dello zabaione, quello che stremata, mi sono fatta tornata a casa con il pacco tra le braccia. 
Ingredienti
4 tuorli
120 g di zucchero
2-3 bicchierini di marsala
 In una casseruola lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto bianco e spumoso. Sempre mescolando, aggiungete poco alla volta il Moscato. Ponete sul fuoco e cuocete a bagnomaria, a fiamma molto bassa, continuando a mescolare senza far raggiungere l’ebollizione finché il composto comincia a montare. Ritirate subito. Lo zabaione si serve in tazza caldo o freddo con biscotti secchi. Oppure si usa come salsa per accompagnare un dolce.

Legge dei regali. Se le regali dei cioccolatini, è a dieta. Se le regali dei fiori, è allergica. (Arthur Bloch, Legge di Murphy sull’Amore)


Il Calendario della Cornacchia (in attesa dell’Avvento) giorno 14

Le pubblicità dei giocattoli a Natale nuocciono gravemente alla salute. Degli adulti. In particolar modo di quella dei “core de zia”, che ingenue e soprattutto ignare, lasciano intendere alla parte trainante del loro muscolo cardiaco, che certo, ma scherzi di sicuro Babbo Natale porterà loro Emiglio.
Un orrendo, orrendo, orrendo robottino, dal costo esagerato ma il massimo dei desideri delle creaturine. 

Oggi, codesta zia ha passato una giornata a cercarlo. Dapprima serena, poi agitata, infine isterica. Nel negozio di una nota catena della Capitale, vedendo l’ultimo Emiglio, lì lucente e pronto a esser preso, in mano di una giovane coppia, ha giocato sporco iniziando a voce alta un clamoroso pippone sulla crisi, “st’euro ce sta a rovinà“, sul consumismo, sui figli che hanno troppo “noi che giocavamo con niente, ci bastavano due bacchette di legno e una pallina” e giù di lì tutto il repertorio del più becero populismo. Ce l’avevo quasi fatta, il marito vacillava: “Tesoro tu hai perso il lavoro, costa troppo, Aristide capirà, prendiamoli un’altra cosa, deve imparare anche lui quanto è dura la vita, quanto dovrà soffrire, che non ha futuro. Meglio inizi da oggi, da tre anni, da questo Natale”. Il bastardo mi ha fottuto, glielo stavo per comprare io a loro.

 In un’altro negozio, di altra nota catena, ho invece mandato affanculo una signora biondo parioli con visone addosso, Vuitton al braccio e Hogan ai piedi.
Ne ha presi due (Per Gianroberto e Gianfilippo, ne andranno pazzi) a prezzo pieno, e prezzo pieno,  fidatevi è una cifra clamorosa. Uscendo volevo rigarle il suv. Era per  forza il suo, parcheggiato alla cazzo di cane in mezzo alla strada. Mi ha frenato la mia coscienza, Simone. La mia, quella interna, da mo’ che m’ha lasciato.

 Ho deciso per la via più morbida, per l’accomodamento. All’ennesimo negozio ho lasciato una generosa mancia al commesso perché mi avvisasse appena ne arrivava uno. Ero ormai sfinita, quando magico Simo mi dice, dai proviamo lì. L’ho visto da lontano, dietro di me sento una vocetta: “amò, Emiglio, ce l’hanno!” urlo a  Simo che è scattato con una spinta propulsiva che manco Usain Bolt placcando l’esanime oggetto come il più cattivo degli All Blacks. Emiglio era mio. 
Manco Arnold Schwarzenegger in “Una promessa è una promessa“. Il natale di Nanà è salvo

In tutto questo girovagare ho continuato a pensare alle avventure di Phileas Fogg e di Passapartout ne “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne, libro che non ha bisogno di  grandi presentazioni. Racconta l’avventura di un uomo inglese molto ricco, ricchezza di cui non si conosce la provenienza, che decide di scommettere con i soci del suo club, il Reform che riuscirà a fare il giro del mondo nei fatidici 80 giorni. Partito alle 20.45 del 2 ottobre, con il suo fido maggiordomo Passepartout, dovrà far ritorno al Reform Club, il 21 dicembre alla stessa ora.
 La ricetta è quella dello zabaione, quello che stremata, mi sono fatta tornata a casa con il pacco tra le braccia. 

Ingredienti:

4 tuorli 
120 g di zucchero
2-3 bicchierini di marsala
In una casseruola lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto bianco e spumoso. Sempre mescolando, aggiungete poco alla volta il Moscato. Ponete sul fuoco e cuocete a bagnomaria, a fiamma molto bassa, continuando a mescolare senza far raggiungere l’ebollizione finché il composto comincia a montare. Ritirate subito. Lo zabaione si serve in tazza caldo o freddo con biscotti secchi. 

Ah, datemi della complottista ma io sono convinta che questa sia un’operazione architettata da Dalek Caan. I Dalek hanno ipnotizzato i bambini che a loro volta hanno convinto i genitori e le zie (eccomi) a comprare loro l’orrido robbottino che, tra la notte del 24 e il mattino del 25, si sveglieranno e stermineranno tutti al grido di “Exterminate – Exterminate”. Io, sapendolo, sarà sul balcone con un raggio fotonico per avvisare il Dottore, che atterrerà nel cuore di Parma con il Tardis. E salverà tutti. Altro che scie chimiche. 

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