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“I critici letterari e i recensori che hanno preceduto la mia generazione non ci sono più. Tipo Giovanni Raboni, Goffredo Parise, Carlo Bo, Edoardo Sanguinetti, Nanni Balestrini, Luigi Malerba, Giorgio Manganelli, Giuliano Gramigna, Geno Pampaloni, Piero Citati, Oreste del Buono. Oggi solo i grandi giornali, peraltro in debito di ossigeno, come Corriere, Repubblica, Stampa, Sole 24 Ore, Messaggero, si possono permettere di pagare critici di un certo rango. Tipo Claudio Magris. La figura del critico tradizionale va scomparendo mentre si va affermando la critica specialistica. Quella settoriale c’è, ma bisogna scovarla per trovare talenti. Senza voler generalizzare e offendere qualcuno, oggi, in generale, si tende a fare “marchette” per via dell’amicizia con gli autori e gli editori. Sono rare le sane stroncature di una volta, a meno che uno non abbia da saldare il conto con qualcuno. Rimane scolpito il paradigma di Alberto Arbasino: «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di “venerato maestro”». Per la mia limitata esperienza posso dire che quando il libro non piace si tende a parlare dell’autore, mentre quando il libro vale si parla solo del libro. Sul web che c’è di nuovo? L’approccio, il linguaggio, la velocità del tempo, la freschezza delle idee. I social network sono una miniera, a patto che i cibernauti non si investano di particolari responsabilità. Sul tema Linking Calabria ha aperto un forum dal titolo “C’era una volta il critico….”.

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