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Ecco qui: sono cresciuto con l’idea aristotelica secondo la quale la pienezza, il solare e sereno mezzogiorno della vita dell’individuo, stesse nell’età di mezzo, nella maturità, mentre la giovinezza peccasse per eccesso e la vecchiaia per difetto: «tutte le qualità utili che la giovinezza e la vecchiaia posseggono separatamente, gli uomini maturi le hanno entrambe; e, per quanto riguarda gli eccessi e i difetti, essi li hanno nella misura adatta e conveniente» scriveva nella sua Retorica il filosofo greco, discepolo di Platone. E anche secondo le parole di Shakespeare, essa era «tutto».
«La giovinezza – scrive Remo Bodei – è, per lo più, acerba, inesperta, impetuosa, colma di desideri. La vecchiaia, invece, è spesso malinconica, risentita, irritabile, timorosa e debole (etimologicamente il vecchio è “imbecille”, in quanto ha bisogno di appoggiarsi a un bastone, in baculo)».
Ma ora, che nell’età di mezzo ci sono in mezzo io, i sociologi mi comunicano che quella preferenza data alla maturità, come simbolo di pienezza e culmine dello sviluppo dell’individuo, è cosa passata: oggi la gioventù e la vecchiaia si dilatano e la maturità – il suo tempo nel ciclo di vita degli uomini – si restringe e perde il suo rilievo. Noi, uomini maturi, assediati da “gggiovani” che restano giovani (e in casa di mamma e papà) da un lato e da prepensionati “green old age” dall’altro, dobbiamo ritirarci in un lasso di tempo che non ci dà tempo di assaporare le cose che avremmo dovuto ereditare dai vecchi e restituire a chi segue. Siamo, insomma, una generazione di passacarte.
Ora, poco posso fare per sfuggire a questa ennesima fregatura per la mia generazione; se non sopportare con coraggio la frustrazione. Oppure potrei già pregustare il godimento dell’età che seguirà: le lente passeggiate in campagna, le partite a carte con gli amici al bar, le discussioni su reumatismi e dentiere che ballano; pannoloni e cateteri. E poi l’orto, naturalmente.
Ma temo che anche al momento di raggiungere quel traguardo, qualcuno mi informerà che le regole saranno di nuovo cambiate.

Ps: domenica 18 gennaio 2015, alle ore 17.30, presso la libreria Feltrinelli di Cosenza, Remo Bodei e Paolo Jedlowski discutono di “Aspirazioni, previsioni e responsabilità”, a partire dall’ultimo libro di Bodei, “Generazioni. Età della vita, età delle cose” (Laterza, 2014).

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