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Secondo l’accusa avrebbero illecitamente favorito l’assunzione di 251 collaboratori per quattro progetti

CATANZARO – Nove rinvii a giudizio: si è conclusa così l’udienza preliminare per i presunti illeciti nella gestione di Calabria Etica, ente in house della Regione Calabria. A processo sono finiti Pasqualino Ruberto, ex presidente della fondazione Calabria Etica; Vincenzo Caserta, già dirigente generale reggente del dipartimento Sviluppo economico, Lavoro, Formazione e Politiche sociali della Regione; Michele Parise, Patrizia Nicolazzo e Maria Francesca Cosco, presidente e componenti la commissione selezionatrice del progetto “Piano di comunicazione istituzionale”; Antonello Catanese, Domenico Pisano, Maurizio Scerra, componenti del collegio dei revisori dei conti della fondazione; Caterina Ferrante, amministratore unico e legale rappresentante della Crc Consulting.

Gli indagati devono rispondere a vario titolo di abuso d’ufficio e peculato. Per altri imputati la posizione è stata stralciata.

Secondo l’accusa avrebbero illecitamente favorito l’assunzione di 251 collaboratori per quattro progetti, hanno scritto i magistrati nell’avviso di conclusione indagini, «dal contenuto fumoso, privi di concretezza e di riferimenti alle modalità di attuazione nonché carenti di accordi con le autorità collegate cui i lavoratori erano destinati». Il tutto a ridosso delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 2014 e delle amministrative comunali del 2015 di Lamezia Terme, dove Ruberto, era candidato a sindaco.

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