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Il lungomare di Soverato

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CATANZARO – La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, la difesa l’assoluzione.

Alla fine i giudici del Tribunale dei minori hanno concordato con quest’ultima istanza e così il ragazzo di Serra San Bruno finito a processo per violenza sessuale, lesioni personali aggravate e atti osceni in luogo pubblico è stato completamente assolto.

Si chiude così il primo grado di giudizio di una vicenda consumatasi la notte del 21 luglio del 2020 sulla spiaggia di Soverato. Il giovane, che all’epoca dei fatti era minorenne (ha raggiunto la maggiore età a maggio di quest’anno), si trovava in una comunità di recupero a seguito dell’arresto avvenuto ad opera dei carabinieri a seguito della denuncia presentata dalla parte offesa, una ragazza di 23 anni di nazionalità straniera, in vacanza in Calabria con alcuni connazionali.

Secondo l’accusa il ragazzo, dopo aver conosciuto la vittima sul lungomare della città ionica, senza dichiarare le proprie generalità, l’avrebbe costretta, con violenza, a subire un rapporto sessuale, provocandole delle lesioni; da qui la denuncia dell’accaduto ai militari dell’Arma. Il mese dopo, il Tribunale della Libertà, su ricorso presentato dagli avvocati Filippo Pagano e Vito Regio, del Foro di Vibo Valentia, aveva rimesso in libertà l’indagato annullando l’ordinanza cautelare a suo carico.

In particolare il Tdr evidenziava come già la versione dei fatti fornita dalla parte offesa, risultasse «parzialmente discrepante rispetto a quella emergente sia dalle persone informate sui fatti che soprattutto rispetto a quella diversa fornita dall’amico dell’indagato e da quest’ultimo corroborata anche dalla produzione fotografica». Tra l’altro, il 17enne che avrebbe da subito sostenuto la sua consensualità dei rapporti intrattenuti con la presunta vittima, aveva allegato quattro foto «dalle quali appare evidente che tra i due, sebbene si fossero conosciuti da poco, vi fosse un rapporto quanto meno confidenziale caratterizzato da effusioni reciproche».

Sempre il riesame evidenziava che la ragazza aveva «omesso completamente di dichiarare di aver baciato il suo aggressore anche in presenza degli altri amici prima di appartarsi con lui» e che la versione fornita da quest’ultima «non trovava conferme, anzi è contrastante con una serie di elementi acquisiti al fascicolo processuale»; in più l’amico dell’indagato ha riferito che «la 23enne dopo il rapporto sessuale si sarebbe allontanata senza piangere o lamentarsi».

A questo si era aggiunto il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Soverato che concludeva «per una diagnosi scarsamente significativa di una violenza subita»; in più la giovane «non presentava alcun segno esterno di violenza». Sempre secondo i giudici del Riesame era poi «illogico e poco plausibile, anche dal punto di vista probabilistico, che una ragazza, vittima di violenza, pur sapendo che nelle immediate vicinanze vi siano i suoi amici che possono soccorrerla, non invochi il loro aiuto ma attende che la violenza si consumi e lo invoca solo allorché questi si avvicina non fino a rendersi conto di quel che accade».

La Cassazione aveva annullato l’ordinanza di scarcerazione di agosto 2020, quindi dal mese di febbraio 2021 è stato tradotto in comunità dove vi è rimasto fino a ieri mattina. Tutte queste circostanze sono state nuovamente evidenziate nel corso del dibattimento dagli avvocati Pagano e Regio segnalando «l’inattendibilità del narrato della parte offesa» e rilevando come le fonti testimoniali siano state favorevoli al proprio assistito. Ulteriore aspetto sul quale i legali del 18enne serrese hanno posto l’accento è stato proprio la presenza di un referto medico che ha «di fatto escluso la presenza di una violenza sessuale».

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