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Claudio Parente

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CATANZARO – La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza con cui era stato disposto dal Gip di Catanzaro – confermato in sede di riesame – il sequestro di una somma di denaro pari a 37 mila euro, all’ex consigliere regionale Claudio Parente.

Il procuratore generale della Corte di Cassazione aveva concluso per l’illegittimità del decreto di sequestro, chiedendo l’annullamento con rinvio al
giudice del riesame per una nuova valutazione. I difensori di Parente, gli avvocati Francesco Gambardella e Giacomo Maletta, hanno invece chiesto di ritenere insussistente il fumus del delitto di peculato. La Corte ha quindi annullato il sequestro e disposto la restituzione delle somme.

Parente è indagato per corruzione e peculato nell’ambito di una inchiesta in cui sono coinvolti anche due consiglieri comunali di Catanzaro, Francesco Gironda e Giuseppe Pisano, accusati di corruzione. I due consiglieri, dunque di pubblici ufficiali, secondo l’accusa avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi di Parente «in specie – è scritto nel capo di imputazione – esercitando il diritto di voto conformemente ai suoi desiderata».

I due, in particolare, si sarebbero spesi per l’approvazione di una delibera su un “Progetto di riqualificazione Catanzaro Sud» di interesse per Parente che, in cambio, avrebbe conferito a Danilo Gironda (fratello di Francesco Gironda) e a Natascia Lostumbo (compagna di Giuseppe Pisano) «incarichi retribuiti in seno alle strutture consiliari della Regione Calabria». Su quest’ultimo episodio si fondano le basi per l’accusa di peculato.

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