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LAMEZIA TERME – Confermata in appello un’assoluzione e una condanna. Assolto “per non aver commesso il fatto” anche in appello l’imprenditore lametino Antonio Gallo, 51 anni, coinvolto a maggio nel 2013 nell’operazione Piana condotta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro ed eseguita dalla DIA di Catanzaro, nella quale scattò l’arresto per 4 imprenditori lametini operanti nel settore edile.

Per due di loro, giudicati con rito abbreviato, scattò la condanna con sentenza definitiva, mentre Antonio Gallo e un altro imprenditore, Francesco Cianflone scelsero di essere giudicati con rito ordinario. Ora il giudizio d’appello si è concluso con una assoluzione per Gallo e una condanna per Cianflone. Entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto ritenuti imprenditori di riferimento della cosca Giampà. Operanti Gallo nel settore dell’impiantistica e Cianflone nel settore del calcestruzzo.

Secondo l’ipotesi accusatoria (supportata dalle dichiarazioni di vari pentiti) i due imprenditori erano imposti dalla cosca Giampà quali, appunto, imprenditori di riferimento. Questi, in cambio, versavano alla cosca una parte dei loro guadagni.

La sentenza di secondo grado

La terza sezione della Corte di Appello di Catanzaro (presidente Battaglia, a latere Ciriaco e Fontanazza), ha confermato la sentenza di assoluzione che il tribunale collegiale di Lamezia Terme aveva già pronunciato, il  2 luglio 2019, nei confronti dell’imprenditore lametino Gallo, rigettando l’appello della Dda di Catanzaro. La Procura riteneva che il giudice di primo grado avesse erroneamente ritenuto non attendibili i collaboratori di giustizia che in tutti gli altri processi celebrati nel lametino sono stati sempre ritenuti attendibili e credibili.

Ciò aveva indotto i giudici di secondo grado alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale formulata dalla Procura. Tanto che nei mesi scorsi i giudici hanno risentito in aula i collaboratori di giustizia Giuseppe Giampà, Angelo Torcasio e Battista Cosentino Battista. I tre hanno ribadito le accuse mosse nei confronti dell’imprenditore. Senza tuttavia riuscire ad individuare in cosa si sarebbe concretizzato l’apporto dell’imputato a favore della cosca, né cosa la cosca avrebbe fatto per lui. Dal controesame dell’avvocato Aldo Ferraro, difensore di Gallo, è infatti emersa la genericità delle dichiarazioni rese dai collaboratori. Nessuno dei quali è stato in grado di riferire alla Corte una sola circostanza che potesse dare concretezza all’ipotesi accusatoria.

Lamezia, la decisione dei giudici: una condanna e una assoluzione

A maggior ragione considerando che l’assoluzione di primo grado si fondava sulla rigorosa dimostrazione, fornita dalla difesa, che gli appalti che la Procura riteneva fossero stati affidati all’imprenditore su pressione della cosca, gli erano stati invece affidati per ragioni di convenienza economica, al di fuori da contaminazioni mafiose o pressioni di sorta. Al processo d’appello, il procuratore generale ha chiesto la condanna dell’imprenditore a 5 anni di reclusione, mentre l’avvocato Ferraro, per l’imputato, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, a fronte della estraneità, dell’imprenditore, alle gravissime accuse mosse. Conclusioni accolte dai giudici di appello che hanno assolto Antonio Gallo per non avere commesso il fatto e confermato la condanna a 5 anni per Francesco Cianflone

Un processo durato 12 anni

Dovranno attendersi 90 giorni per il deposito delle motivazioni, “ma ciò che è certo – commenta la difesa di Gallo – è che la doppia assoluzione pronunciata nei confronti dell’imprenditore Antonio Gallo restituisce dignità a chi è stato suo malgrado sottoposto ad oltre un anno di misura cautelare carceraria e domiciliare, e ad oltre 12 anni di processo, e che non ha mai perso fiducia nella giustizia che, anche se lenta, arriva inesorabile”.

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