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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Una imponente operazione è stata messa a segno dai Carabinieri questa mattina a Lamezia Terme dove 200 militari sono intervenuti presso il Campo Nomadi di Località Scordovillo per dare esecuzione a 39 misure cautelari, (5 custodie cautelari in carcere e 34 divieti di dimora nel Comune di Lamezia Terme), emesse dal Tribunale di Lamezia Terme nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di di furto aggravato, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, discarica non autorizzata, inquinamento ambientale e violazione di sigilli.

Questi i nomi degli arrestati: Antonio Bevilacqua, Riccardo Amato, Antonio Berlingieri, Massimo Berlingieri e Simone Berlingieri.

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La presenza del campo nomadi a Lamezia Terme ha rappresentato da sempre una grave problematica sul piano sociale e dell’ordine pubblico. Gli inquirenti hanno chiarito come nella struttura vivono alcune migliaia di persone, tra cui molti bambini e minori.

In passato, tra l’altro, è rimasta inattuata un’ordinanza di sgombero e la presenza di nomadi nella struttura, composta da baracche fatiscenti, è andata aumentando. Già nell’aprile 2017, durante un primo accesso al campo, venivano deferite complessivamente 43 persone, di cui 12 tratte in arresto in flagranza, per furto di energia elettrica. Numerosissimi moduli abitativi, infatti, vengono alimentati mediante derivazioni abusive realizzate con decine di metri di cavi in rame, spesso oggetto di furto, collegati direttamente alle cabine Enel site nelle vicinanze del campo. In particolare, presso la cabina Enel sita in via Talete, i militari hanno individuato un cavo in rame lungo diverse centinaia di metri che, interrato sotto la linea ferroviaria, giungeva fino all’accampamento e dal quale si diramavano altre decine di allacci abusivi. 

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Ad accentuare le problematiche è da sempre stato il fatto che il campo nomadi sorge a breve distanza dall’ospedale cittadino, esposto anche ai furti che vengono commessi da alcuni soggetti rom presenti nel campo nomade.

Ma i disagi per l’attività del nosocomio derivano, si spiega, soprattutto dai quasi quotidiani incendi di rifiuti che vengono appiccati all’interno ed all’esterno dell’accampamento. In varie occasioni, tra l’altro, i responsabili dell’ospedale sono stati costretti a sospendere l’attività operatoria a causa del fumo che aveva invaso il reparto di chirurgia del nosocomio.

Nell’accampamento, in passato, ci sono stati anche vari episodi di criminalità, tra cui anche un omicidio (LEGGI LA NOTIZIA), provocati soprattutto dalle liti e dalle risse che scoppiano di frequente tra i nomadi. L’operazione dei carabinieri di stamattina, comunque, secondo quanto è stato specificato, mira soprattutto alla repressione dei reati in materia ambientale connessi ai i fumi degli incendi appiccati nell’accampamento, con presenza anche di diossina.

«Una situazione – ha spiegato il Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio – sulla quale c’è una forte attenzione della Procura per la tutela della salute pubblica e per alleviare i disagi dei cittadini. Con l’operazione di stamattina cominciamo a raccogliere i frutti dell’attività d’indagine che su questa situazione è stata condotta per tutto il 2017 e quest’anno».

Il commento del ministro Matteo Salvini

Il commento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è stato affidato a Facebook dove il massimo esponente della Lega e vertice del Viminale ha scritto: «Razzisti anche giudici e carabinieri???».

LE INDAGINI 

Le attività tecniche hanno permesso altresì di ricostruire una complessa filiera criminale al cui vertice vi è la “Beda Ecologia Srl”, il cui amministratore unico è Antonio Berlingieri, attiva nel campo del trasporto rifiuti. In particolare è stato documentato che una serie di “microconferitori”, prevalentemente residenti all’interno del campo, dopo aver raccolto ingenti quantità di rifiuti di varia natura, pericolosi e non, vendevano gli stessi alla società, con sede legale e operativa all’interno dello stesso insediamento. Qui i rifiuti, in assoluta violazione delle norme ambientali, venivano lavorati per essere successivamente trasportati presso altre società del medesimo settore dell’interland lametino.

«Gli scarti della lavorazione – spiegano gli inqurenti – venivano sversati lungo la via d’accesso all’accampamento ove periodicamente, attese le considerevoli dimensioni che raggiungeva questa vera e proprio discarica abusiva, venivano dati alle fiamme. Tale fenomeno non si è ridotto nonostante un primo sequestro delle aree adibite a discarica e alle onerose operazioni di bonifica effettuate dal Comune di Lamezia Terme. Gli accertamenti svolti da personale dell’ArpaCal hanno permesso quindi di appurare che quanto fin ora descritto ha causato un importante inquinamento della matrice suolo con possibile interessamento della falda acquifera, senza tralasciare il fatto che, considerata la natura dei rifiuti dati alle fiamme tra i quali si annoverano anche rifiuti speciali e pericolosi, le nubi tossiche, contenenti senza alcun dubbio diossina, si sprigionano in un’area cittadina particolarmente sensibile attesa la prossimità al locale ospedale. Nel corso della operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo 15 autoveicoli, utilizzati per il trasporto dei rifiuti, oltre alla società Beda Ecologia»

La protesta

Nel frattempo, un gruppo di Rom (NELLA FOTO) appartenenti al campo in questione ha messo in scena una protesta davanti al tribunale contro i 34 obblighi di dimora in quanto asseriscono di non sapere dove potersi ora trasferire

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