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Catanzaro, due figlie disabili “prigioniere” al quarto piano di un appartamento: Il legale diffida il comune sull’accessibilità di un alloggio popolare.


CATANZARO – «È una storia che ruota attorno a un diritto elementare: l’accessibilità dell’abitazione. A Catanzaro, una donna vedova, madre di due figlie gravemente malate, si trova assegnataria di un alloggio popolare che, nei fatti, non può essere utilizzato dalle ragazze». Lo denuncia l’avvocato Francesco Pitaro. «L’appartamento, di proprietà comunale, si trova al quarto piano di un edificio privo di ascensore, una condizione che rende l’accesso estremamente difficoltoso, se non impossibile, per chi ha gravi problemi di deambulazione – afferma il legale in una nota – Le due figlie convivono con la madre e sono entrambe affette da atassia cerebellare, una patologia neurologica che compromette equilibrio e movimento».

LA PATOLOGIA E L’INIDONEITÀ DELL’ALLOGGIO POPOLARE DI CATANZARO ASSEGNATO ALLA DONNA CON DUE FIGLIE DISABILI

Eppure, «I certificati medici allegati all’atto legale parlano di frequenti cadute, deambulazione difficoltosa e impossibilità a salire le scale, condizioni che hanno portato al riconoscimento dell’invalidità civile con indennità di accompagnamento e dello stato di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104». In particolare, «L’alloggio Erp si trova in via Mattia Preti n. 3, nello stesso stabile in cui, secondo quanto riportato nell’atto, sarebbe disponibile un appartamento al piano terra attualmente libero. Una soluzione che consentirebbe alle due figlie di accedere autonomamente e in sicurezza alla casa».

IL SILENZIO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

La madre, però, nonostante le ripetute istanze presentate nel tempo al Comune di Catanzaro, non avrebbe mai ottenuto un riscontro positivo. «Le richieste riguardavano l’assegnazione di un immobile posto al piano terra oppure, in alternativa, di un alloggio situato in un edificio dotato di ascensore. Secondo quanto denunciato, nessuna di queste domande avrebbe ricevuto una risposta risolutiva da parte dell’amministrazione».

LA DIFFIDA LEGALE E IL RICHIAMO ALLA COSTITUZIONE SULLA STORIA DELLE DUE DISABILI E DELL’ALLOGGIO POPOLARE DI CATANZARO

La situazione ha portato all’intervento dell’avvocato Francesco Pitaro, che  ha trasmesso una formale diffida al Comune di Catanzaro, indirizzata al sindaco pro tempore e al Settore Politiche Sociali, e per conoscenza al prefetto di Catanzaro.  Nel documento, l’avvocato definisce la condotta dell’ente locale “come omissiva e contra ius”, sostenendo che l’amministrazione avrebbe ignorato norme poste a tutela delle persone con disabilità. Nell’atto si richiama esplicitamente il quadro costituzionale, con riferimento agli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione, che tutelano i diritti fondamentali delle persone in condizioni di fragilità e impongono alla pubblica amministrazione di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono la piena integrazione”».

L’INTERVENTO DELLA PREFETTURA E I TERMINI PER ADEMPIERE

La trasmissione dell’atto al prefetto di Catanzaro viene motivata, secondo quanto scritto, dalla rilevanza dei diritti coinvolti: diritto all’abitazione, diritto alla salute, mobilità e integrazione delle persone con handicap grave. L’obiettivo dichiarato è quello di sollecitare una valutazione istituzionale sulla vicenda e sull’operato del Comune. Nella diffida, l’avvocato Pitaro chiede che, entro dieci giorni dal ricevimento, l’amministrazione comunale individui e metta a disposizione della famiglia un immobile facilmente accessibile, tenendo conto della disponibilità dell’alloggio al piano terra nello stesso stabile.

La richiesta conclusiva dell’atto è chiara e circostanziata: “reperire un appartamento idoneo alle condizioni delle due figlie, evitando ulteriori ritardi”. L’avvocato annuncia inoltre la riserva di “ogni azione in caso di perdurante inerzia da parte del Comune di Catanzaro”.  La vicenda resta ora affidata alle valutazioni dell’amministrazione comunale e, per quanto di competenza, della Prefettura, chiamate a esprimersi su una richiesta che riguarda l’adeguatezza degli alloggi pubblici rispetto alle esigenze di persone con disabilità grave.

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