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Un Pastore maremmano abruzzese

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CATANZARO – Sulla morte di Simona Cavallaro, la ventenne di Soverato attaccata e uccisa da un branco di cani nelle vicinanze di un’area picnic a Monte Fiorino nel comune di Satriano, sono tante e troppe le voci che si rincorrono all’indomani della tragedia, alla ricerca di responsabilità presunte o reali. Per tentare di fare chiarezza sul comportamento dei cani, erroneamente com’è stato ormai accertato, identificati come cani da pastore maremmano-abruzzese, razza predisposta naturalmente al lavoro e alla protezione del gregge, il presidente del Circolo del Pastore maremmano abruzzese, Antonio Grasso, ha già inviato ieri un comunicato stampa per sottolineare alcune differenze sostanziali tra i cani iscritti ai registri genealogici che è l’unico identificativo dell’appartenenza alla razza e quindi frutto di selezione specifica, e cani meticci al quale viene affidato un compito per il quale non sono geneticamente e caratterialmente predisposti.

Presidente Grasso, senza voler cercare responsabili in un momento tanto grave e doloroso, ma facendo esclusivamente un’analisi tecnica del comportamento dei cani, come si spiega questa tragedia?

«Premetto che non possiamo parlare dell’accaduto perché non ne abbiamo la precisa descrizione dei fatti ma da quello che ho letto sulla stampa pare che i cani inizialmente non avessero avuto con la sfortunata ragazza un comportamento ostile e che poi improvvisamente il loro atteggiamento nei suoi confronti sarebbe cambiato. Questo già denota che i cani non lavoravano correttamente, perché i cani da pastore maremmano abruzzese di cui posso parlare io, sono cani che non si avvicinano mai agli estranei ma mettono in campo un’azione dissuasiva stringendosi attorno alle pecore. Già questo denota un comportamento strano rispetto ai cani da guardiania che lavorano correttamente. Ho anche letto che poi si sarebbero avvicinati altri cani e questo significa che avrebbero lasciato il gregge scoperto e questo di solito non avviene mai. Il loro comportamento appare molto strano ed è evidente che ci si trova davanti a dei cani non selezionati per quell’attività e probabilmente frutto di accoppiamenti tra consanguinei che portano spesso a una tara genetica. Anche la gestione del gregge da parte del pastore è importante. In questo ambito di inserimento dei cani selezionati per il lavoro, soprattutto alla luce dell’emergenza lupo, noi come Circolo del Pastore maremmano abruzzese, abbiamo fatto dei corsi di formazione proprio per i pastori, tra l’altro anche in Sila, a San Giovanni in Fiore, dove abbiamo dato dei nostri cani».

Cosa deve insegnarci questa tragedia?

«La pastorizia ormai deve fare i conti con la grande frequentazione della montagna. In Francia è obbligatorio mettere dei cartelli in prossimità di un gregge dove vengono indicati agli escursionisti i comportamenti corretti da tenere. Non è possibile affidare la gestione di un settore tanto complesso esclusivamente ai pastori. Le Regioni e i Comuni, proprio alla luce di questo tragico evento, hanno il dovere di attivarsi per fornire ai pastori gli strumenti necessari per il loro lavoro, attraverso la formazione e l’utilizzo di cani selezionati che possano svolgere correttamente il loro compito. Nelle Cinque Terre siamo stati noi come Circolo del pastore maremmano abruzzese a fornire la cartellonista necessaria per le zone dedite alla pastorizia. C’è ancora tanto da fare e queste tragedie ci insegnano che niente può più essere sottovalutato o lasciato al caso».

L’aggressività dei cani è spesso frutto di accoppiamenti non selezionati come ha spiegato il presidente Grasso, ma anche di abbandoni e di condizioni ambientali che spesso non favoriscono la corretta socializzazione del cane con l’essere umano.

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