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Il presidio dei lavoratori davanti la clinica

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CATANZARO – Approda sul tavolo del Governo nazionale la vertenza aperta sul destino del Sant’Anna Hospital, clinica cardiologica di Catanzaro, eccellenza sanitaria riconosciuta in tutto il Paese, che rischia di chiudere a causa di una crisi di liquidità determinata dalla mancata erogazione delle risorse dovute dall’Asp per l’accreditamento.

La deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, infatti, ha annunciato una interrogazione al ministro della Salute Speranza con la quale si chiede di individuare un percorso, anche attraverso l’impegno del commissario alla Sanità, per garantire la prosecuzione dell’attività cardiochirurgica e la salvaguardia del posto di lavoro per medici e personale sanitario, garantendo il pieno rispetto della legalità.

Un impegno che arriva il giorno prima della nuova mobilitazione dei dipendenti, questa mattina alle 10 in piazza Prefettura per un flash mob di protesta che sta raccogliendo sostegno e adesioni in maniera spontanea sulla rete.

«Al di là delle vicende di natura penale e amministrativa, su cui devono far luce la magistratura e gli organismi competenti – dice Wanda Ferro – è necessario scongiurare il fermo delle attività della clinica nella cardiochirurgia, che è al servizio di un’utenza proveniente da tutta la regione e che non può essere assorbita nell’immediato dalle altre due cardiochirurgie di Catanzaro e Reggio Calabria. Bisogna evitare di favorire, ancora una volta, l’emigrazione sanitaria in un settore che riguarda patologie gravi e delicate, in cui il fattore tempo fa la differenza tra la sopravvivenza e la morte del paziente. La città di Catanzaro non può permettersi di perdere 300 posti di lavoro e le grandi competenze maturate negli anni da medici e personale sanitario, che rappresentano un patrimonio della sanità calabrese che va salvaguardato. Sulla situazione del Sant’Anna Hospital c’è stata fin dall’inizio l’attenzione di Fratelli d’Italia con il capogruppo Filippo Pietropaolo, e c’è stato l’interessamento del presidente facente funzioni Nino Spirlì, ma è ora necessario attivare un tavolo di crisi, anche con l’intervento del ministero della Salute, che coinvolga tutte le parti interessate».

La senatrice del M5S, Bianca Laura Granato, invece, suggerisce un’altra proposta: «Se il Sant’Anna si è ritagliato un ruolo nel contesto sanitario calabrese forse è perché gli ospedali pubblici non erano in grado di gestire le emergenze che necessitavano di unità di terapia intensiva coronarica con posti sufficienti. Allora, perché l’Asp non si occupa dell’accreditamento e della gestione della clinica in maniera diretta? Non esiste struttura sanitaria, in Calabria, che allo stato possa sopperire ai servizi garantiti da questa clinica, per tipologia di interventi e per i grandi numeri – afferma ancora la Granato -. E’ il momento della responsabilità: tutti gli attori istituzionali sono chiamati in causa per scongiurare l’ennesimo disastro per la sanità calabrese».

Sull’argomento interviene nuovamente anche il consigliere regionale azzurro Frank Mario Santacroce. «Non ho mai pensato che la revoca dell’accreditamento sia il sistema migliore per risolvere la vicenda sia perché sguarnisce il sistema di prestazioni mediche che evidentemente erano state delegate ai privati perché gli ospedali pubblici non ne erano all’altezza – afferma -. È un problema di metodo che è sbagliato e va subito corretto. Fatta eccezione dello specifico problema emerso dalle indagini la clinica resta un’eccellenza calabrese che deve essere tutelata come tale perché proprio la regione Calabria l’ha resa tale e ora deve essere altrettanto diligente e responsabile a ridare dignità a chi ha sempre lavorato onestamente e non merita questo trattamento. Non è revocando le autorizzazioni che si risolvono i problemi e per quel che posso».

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