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Un'ambulanza del 118 di Catanzaro

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CATANZARO – Sembrava esserci un timido segnale per la copertura dei posti vacanti dei medici del 118 sulle ambulanze del Catanzarese, ma la delibera con cui l’Azienda sanitaria provinciale ha provveduto all’assunzione di sette professionisti si è tramutata in una beffa.

Scorrendo i nomi dei sette assunti, infatti, emerge che sei di questi erano già in servizio sulle ambulanze del 118 con contratti a tempo determinato. Questo significa che non c’è nessun aumento reale di personale sui mezzi di soccorso. Ma la beffa è doppia nel momento in cui si scopre che a partire dal prossimo 1 novembre ben sei medici attualmente in servizio lasceranno il 118 per proseguire gli studi di specializzazione. Si tratta di giovani professionisti che erano stati assunti dall’Asp con i “contratti dinamici” partoriti dal management aziendale per sopperire alla fuga dei medici che non avevano accettato i tagli agli stipendi e la restituzione delle indennità. Di fatto, giovani non specializzati che hanno tamponato le lacune nei turni con un pagamento orario di 50 euro, oltre il doppio rispetto ai colleghi già formati e in servizio.

Morale della storia: dei sette medici assunti a tempo indeterminato pochi giorni fa sei erano già in turnazione, altri sei presto lasceranno il servizio di urgenza, pertanto non c’è alcun medico in più sulle ambulanze. Anzi, saranno a breve ancora di meno. Una sorta di gioco delle tre carte che affosserà, forse irrimediabilmente, il servizio di soccorso del 118 nel Catanzarese.

Come se non bastasse, nello scacchiere ideato dall’Asp tra i sette medici assunti pochi giorni fa, tre hanno ottenuto un contratto a 24 ore settimanali, quindi potranno coprire solo venti turni contro i ventisei o ventisette di un medico a tempo pieno.

Con tutte queste puntualizzazioni, se non fosse che tutto si gioca sulla pelle dei cittadini che non avranno più alcuna garanzia di soccorso, ci sarebbe da pensare che si tratti di un vero e proprio progetto di distruzione dell’intero servizio.

Fino a pochi anni fa si trattava di un sistema assolutamente collaudato, frutto di anni di lavoro e di formazione che aveva permesso di mettere in campo una gestione dell’emergenza urgenza che funzionava alla perfezione. Oggi, invece, si devono fare i conti con tre postazioni non medicalizzate (Sersale, Tiriolo e Maida) e undici postazioni che non riescono più a coprire la turnazione con medico a bordo.

Così, in questi ultimi mesi, nel Lametino, ad esempio, è successo in estate che su una popolazione di circa duecento mila abitanti per la presenza di molti vacanzieri, Maida era senza medico, Falerna altrettanto, Soveria Mannelli troppo distante e Lamezia unica ambulanza con personale al completo. Così, la sola ambulanza di Lamezia ha dovuto coprire soccorsi in ogni dove, quella di Soveria Mannelli è stata spedita in codice rosso fino ad un’ora di distanza dalla propria postazione e l’elisoccorso è stato usato come fosse una normale lettiga per trasportare pazienti con patologie assolutamente gestibili.

Tutto si è tradotto in disservizi, spese alle stelle, ritardi nei soccorsi, lacune evidenti nel sistema. Dal canto loro, i medici ancora in servizio chiedono solo una cosa: «Vogliamo che ci sia riconosciuta la nostra dignità professionale, nulla di più. Perché se l’Asp ha ancora bisogno di noi deve comprendere che deve pagarci come tutti gli altri, senza discriminazioni e senza violazioni delle norme vigenti, come sta avvenendo ormai da tempo». Eppure, non sembra una richiesta eccessiva.

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