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Una Tac

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CATANZARO – È ancora possibile scegliere di vivere in Calabria e di volerci rimanere per farsi curare da un tumore. Ed è purtroppo ancora possibile che nonostante questa volontà, si debba alzare bandiera bianca ed andare fuori Regione, a causa dell’inadeguatezza di strumenti che sviliscono il grande lavoro e la professionalità dei sanitari calabresi.

È il caso della mamma di Filomena Silipo, avvocatessa, che ha deciso di scrivere direttamente al presidente Roberto Occhiuto, per denunciare quanto accaduto al proprio genitore in queste settimane. Filomena Silipo ha deciso di raccontare la vicenda anche al Quotidiano del Sud.

«Nelle scorse settimane – ha spiegato – è stato diagnosticato un tumore a mia madre presso il Policlinico Universitario “Mater Domini”. Le è stato prescritto di essere sottoposta ad un ciclo di radioterapia oncologica prima di poter essere operata. L’unico centro in tutta la provincia di Catanzaro è presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio” e devo dire che con molta solerzia le è stato fissato l’appuntamento. Tuttavia, ormai quindici giorni fa, è stato comunicato a mia madre che la strumentazione per effettuare la Tac è inservibile a causa di un guasto che incomprensibilmente non trova la soluzione. Non siamo riusciti a capire bene se si tratta di un problema di un acquisto che non si riesce a fare. Fatto sta che questa situazione costringe a spostare tutti gli appuntamenti e i cicli calendarizzati di tutti i malati di tumore, oltre a quello di mia madre».

Ed è questo che ha spinto Filomena Silipo a denunciare l’accaduto. Fra qualche giorno sua mamma verrà portata a Roma, dove potrà affrontare il ciclo di radioterapia in una clinica privata. «Ma non tutti possono permetterselo – rimarca l’avvocatessa – e per questo ho deciso di farne una battaglia personale e di andare fino in fondo, perché ci sono moltissime persone che non hanno voce».

E questo accade mentre rimane fermo, come spesso accade, un altro dato. La disponibilità, bravura, professionalità, capacità e umanità del personale sanitario del Mater Domini e del Pugliese Ciaccio. Un messaggio che Filomena Silipo tiene a far passare forte e chiaro.

«Abbiamo avuto a che fare solo con medici fantastici – ha raccontato – che sono molto competenti e di rara gentilezza. Ed è avvilente che gli stessi non possano essere messi nella condizione di aiutare i pazienti. Andando a fondo abbiamo scoperto che a Germaneto da anni è prevista l’apertura di un reparto di radioterapia e questo non è ancora avvenuto. Trovo che tutto ciò sia vergognoso. Per queste ragioni ho deciso di scrivere anche al Presidente Occhiuto. Spesso si parla di malasanità come se ci fosse gente incapace ma voglio dire con fermezza che non è così. Ci sono persone di valore sia professionale che umano. Curare mia madre a Roma non è una necessità ma una resa».

Una resa ancora una volta di più incondizionata del “capitale umano” della sanità calabrese di fronte al “capitale tecnico” e strumentale, che lo costringe a non poter curare, alimentando così i viaggi fuori Regione. Anche quelli di chi, ancora oggi e nonostante tutto, avrebbe voluto essere curata a casa sua.

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