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L'aeroporto di Lamezia Terme

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LAMEZIA TERME (CZ) – Per capire bene lo stato di salute del sistema aeroportuale calabrese, bisogna fare riferimento al 2019 saltando a piè pari il 2020, anno in cui l’impatto della pandemia è stato devastante.

Se si leggono i dati così, la Sacal, che gestisce i tre aeroporti calabresi, non è andata poi tanto male. Ne abbiamo discusso con il presidente della società Giulio De Metrio, al lavoro nonostante un brutto infortunio alla spalla.

Presidente che anno è stato per Sacal?

«Ovviamente non possiamo dire sia stato positivo, ma non bisogna essere nemmeno pessimisti. Se guardiamo i dati di Assaeroporti, che è la nostra associazione di categoria, i primi sei mesi del 2021 hanno fatto registrare un calo passeggeri, rapportato al 2019, del 68,6%. Un calo quasi omogeneo in tutti i sei mesi».

Che performance è rispetto allo scenario nazionale?

«Lo scenario nazionale è molto più pesante, c’è un calo vicino all’80%. Ovviamente, però, bisogna essere onesti nel leggere i dati e non possiamo non sottolineare come gli altri aeroporti abbiano subito perdite maggiori soprattutto sui voli intercontinentali che noi non abbiamo ovviamente. Detto questo sul futuro dobbiamo essere ottimisti perchè, proseguendo nell’analisi dei dati su Sacal, a giugno la contrazione dei passeggeri è scesa al 51,7% e le proiezioni ci dicono che ad agosto potremmo arrivare intorno al -30 circa. Oltre è difficile fare previsioni. E’ chiaro però che se il 2020 ha preso in pieno l’ondata pandemica, nel finale di questo 2021 ci potrebbe essere una fiammata positiva in autunno grazie alle vaccinazioni».

Dobbiamo sperare quindi che tutti si vaccinino?

«Certo che sì, in generale e non solo per la Sacal. Ma ci sono anche fatti industriali che ci fanno essere più ottimisti. Mi riferisco alla presenza di Alitalia sul mercato da ottobre in poi. Dovrebbe terminare la gestione commissariale e nascere questo nuovo soggetto Ita. Noi come operatori industriali facciamo il tifo per la ripresa della nostra compagnia di bandiera. Vogliamo che riprenda forza non solo per patriottismo, ma perchè un’Alitalia di nuovo efficiente sul mercato per noi che abbiamo voli interni e turistici, vale doppio».

Avete un rapporto di amore e odio con Alitalia, vero?

«Non so se è corretto metterla così, però le devo segnalare che siamo stati nell’impossibilità di pagare a giugno gli stipendi ai nostri dipendenti per una carenza di liquidità tanto grave da chiedere un aumento di capitale ai soci, mentre il nostro credito verso la gestione commissariale Alitalia è di 1,8 milioni. Capirà bene che se il nostro principale cliente non paga le fatture e se abbiamo una contrazione così forte dei passeggeri, il sistema va in sofferenza. Ci dispiace molto soprattutto che vadano in sofferenza le famiglie dei 300 lavoratori, ma io penso che il modello Sacal sia sano».

Aver assorbito gli scali di Crotone e Reggio non è stato sbagliato?

«Se facciamo una foto al 2019 cioè al periodo pre covid, è chiaro che Sacal ha fatto a suo tempo le valutazioni giuste, cioè è valida l’idea industriale di fondo. E’ chiaro che trattandosi di società fallite che gestivano aeroporti asfittici dal punto di vista del traffico si è voluto fare un investimento in prospettiva. La sfida adesso sarà quella di mettere in coordinamento i tre scali e creare un vero e proprio sistema aeroportuale».

Tre aeroporti per una regione come la Calabria non sono troppi?

«La domanda rischia di essere retorica. Intanto ci sono e li dobbiamo sfruttare. Guardi che oggi non è facile costruire un aeroporto per cui avere tre scali è già di per sè un valore. Se poi lei guarda le altre regioni, penso al Nord, ci sono aeroporti ogni 40 km quasi. La Puglia ne ha ben quattro».

Bisogna però che i tre scali abbiano una offerta diversificata…

«Si. Lamezia ha una sua storica collocazione. Questo non vuol dire che non può ulteriormente svilupparsi ma certamente ha una sua vocazione molto chiara. Reggio Calabria ha grandi potenzialità per la sua collocazione geografica che è unica al mondo, inserita in una zona ricca di bellezze naturali e paesaggistiche, ricca di storia, molto interessante dal punto di vista turistico. Ha inoltre come bacino potenziale le due città metropolitane di Reggio e Messina, stiamo parlando di circa 600/700mila abitanti. Su Reggio abbiamo avuto dei problemi strutturali legati ad una serie di limitazioni imposte dall’Anac per questioni di sicurezza. Noi riteniamo che queste questioni, grazie allo sviluppo delle tecnologie, siano superate. Abbiamo prodotto all’agenzia uno studio interno e un altro svolto da un’agenzia indipendente che va proprio in questa direzione per cui cercheremo di convincere Enac a rivedere le limitazioni imposte. Aggiungo anche che ci sono possibilità di intervenire sulle infrastrutture. C’è un accordo fra la Sacal e il Ministero in questo senso che dovrebbe garantire una migliore accessibilità alla stazione».

E Crotone?

«E’ ancora più importante che sia parte del sistema. Certo dobbiamo considerare tutti i problemi legati alla mobilità di quell’area che non sono pochi. La strategia è quella di fare leva sugli altri due aeroporti per far aumentare il traffico su Crotone che vedo prevalentemente come traffico turistico. La nostra idea, in particolare, è quella di sfruttare i contatti di Lamezia per proporre alle compagnie low cost un pacchetto che comprenda anche Crotone. Parleremo anche, da ottobre in poi, con il nuovo soggetto che nascerà dalle ceneri di Alitalia».

Intanto serve questo aumento di capitale. Qualcuno ha paura di una privatizzazione della Sacal. C’è questo rischio?

«Partiamo da una premessa: la maggior parte degli aeroporti passeggeri in Italia oggi sono privati: Venezia, Roma, Napoli, metà degli aeroporti sardi. Firenze e Pisa che non sono nemmeno di proprietà italiana. Insomma si fa prima a dire quelli che sono rimasti pubblici. Detto questo se Sacal sarà a capitale interamente privato dipende dai soci non dal presidente. Mi pare però che l’aumento di capitale stia avvenendo in modo omogeneo, mi pare ci sia concordia fra i soci pubblici e privati, l’aumento di capitale è stato deliberato a stragrande maggioranza. Dovremmo aspettare novembre per vedere come si saranno articolate le cose ma ritengo che alla fine non ci dovrebbe essere un particolare scostamento dall’attuale ripartizione che vede il pubblico al 51% e i privati al 49».

Lei ha accennato più volte al problema della mobilità in Calabria che non è secondaria rispetto al sistema di aeroporti…

«Certo per questo dico che se si progettano infrastrutture che sviluppano l’intermodalità, la Sacal è pronta a fare la sua parte non solo sui tavoli decisori, ma anche sotto ogni aspetto. Ad esempio, se si decide di sviluppare la stazione di Lamezia Terme per portare i passeggeri fino all’Hub, noi faremo la nostra parte. Siamo interessati a tutto ciò che sviluppi flussi di traffico. Anche su Reggio Calabria. Lì il tema dell’intermodalità è più spiccato perchè riguarda il ferro, la gomma ma anche l’acqua. Per questo vedo un grande futuro per l’aeroporto dello Stretto»

E per Lamezia?

«Su Lamezia anche. Ora siamo concentrati a mettere mano all’aerostazione e agli spazi interni che sono ormai un po’ datati. Tutto questo sta nel nostro piano industriale. Noi abbiamo uno spazio lato volo importante che pochi aeroporti hanno. Per troppo tempo è stato trascurato questo aspetto. Ho visto poi, sia pure sulla carta, un investimento molto importante che un privato vuole fare a valle dello scalo con complessi immobiliari, posti barca. Ecco qualcosa del genere non impatta direttamente sull’aeroporto ma fa parte di quel concetto di sviluppo dei flussi di traffico che ci fa gioco».

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