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Pasquale Tridico

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CATANZARO – La Calabria travolta da «uno tsunami di domande di cassa integrazione e fondo di integrazione salariale», scatenando un «quadro che emerge è chiaramente allarmante e molto preoccupante». Davanti ad una regione in forte crisi rispetto al mondo del lavoro, la pandemia ha consumato anche quel poco di buono che esisteva e ha trasformato migliaia di posti di lavoro in precarietà e incertezze. Tesi confermate anche dal Sole 24 Ore che ha ribadito anche il condizionamento della ‘ndrangheta sull’economia calabrese.

Una condizione difficile, dunque, con i dati ufficiali dell’Inps che sono stati resi noti nel corso della presentazione del bilancio sociale 2019 dell’istituto di previdenza in Calabria.

Ad usare la definizione di “tsunami” è stato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: «La Calabria è una delle regioni che nel passato hanno fatto poco accesso a strumenti di cassa integrazione guadagni o al Fondo di integrazione salariale: invece nel 2020 ci siamo trovati anche in Calabria davanti a uno tsunami di domande di cassa integrazione e Fis».

Il presidente dell’Inps ha spiegato che «nel contesto nazionale ad oggi abbiamo avuto 17 milioni di prestazioni direttamente pagate dall’istituto e 10 milioni anticipate dalle aziende e conguagliate successivamente dall’Inps. Anche in questo – ha sostenuto – la Calabria ha fatto la sua parte, soprattutto con strumenti più tipici come la cassa integrazione per l’agricoltura».

Tridico ha elogiato il lavoro del Comitato regionale dell’Inps Calabria, che, ha spiegato, «ha risposto in modo eccellente, dai dati risulta che gli indici di produttività della Calabria sono sopra la media delle Regioni italiane», aggiungendo che «la situazione ovviamente è molto difficile e gravissima, tuttavia in assenza delle politiche implementate, in cui l’Inps ha avuto un ruolo straordinario, la situazione sarebbe stata disastrosa».

«La crisi – ha dichiarato Tridico – sicuramente ha peggiorato la situazione occupazionale, soprattutto dei soggetti più fragili, quindi donne e giovani. Sono gap che nel 2020 si sono allargati. Ricordo che negli anni 2009-2012, gli anni della crisi finanziaria precedente, i tassi di occupazione giovanile raggiunsero il 36%, oggi a livello nazionale siamo intorno al 29%: una cifra alta, certamente, ma penso che alla luce anche dei provvedimenti prodotti (il Decreto Cura Italia, il Decreto Rilancio, tutti i decreti inclusi il blocco dei licenziamenti, la cassa integrazione, le politiche di sostegno all’occupazione e al reddito) i danni causati dalla pandemia sono stati di gran lunga inferiori rispetto a quelli che sarebbero potuti avvenire in assenza di policy».

Secondo il presidente dell’Inps, «uno studio del Mef insieme a Inps dimostra che il calo del reddito avvenuto nel 2020, il calo occupazionale, è stato del 51% inferiore a quello che sarebbe potuto succedere senza le politiche quali quelle che sono state messe in atto. È questo il confronto scientifico che andrebbe fatto. La situazione ovviamente – ha concluso Tridico – è molto difficile e gravissima, tuttavia in assenza delle politiche implementate, in cui l’Inps ha avuto un ruolo straordinario, la situazione sarebbe stata disastrosa».

Il Bilancio sociale: quadro preoccupante

I dati contenuti nella relazione al Bilancio sociale dell’istituto di previdenza sono drammatici. Il presidente del Comitato regionale Insp Calabria, Gianfranco Trotta, ha affermato che «il quadro che emerge è chiaramente allarmante e molto preoccupante sulla tenuta socio-economica e sociale della Calabria». Alla presentazione del Bilancio sociale dell’Inps Calabria ha partecipato anche il direttore regionale dell’istituto, Giuseppe Greco.

La relazione riguarda il 2019 «ma ovviamente – ha specificato Trotta – abbiamo ritenuto opportuno inserire anche un focus relativo a tutte le prestazioni che l’istituto ha erogato relative ai vari provvedimenti legislativi che si sono susseguiti per alleviare gli effetti Covid 19. L’Inps Calabria – ha sostenuto ancora il presidente del Comitato regionale – ha risposto tempestivamente organizzando specifiche task-force che hanno consentito una gestione ordinata e celere che ha consentito le varie liquidazioni in tempi brevissimi».

I numeri del disastro calabrese

In Calabria, si legge nel bilancio sociale dell’Inps, «le domande di Cassa integrazione straordinaria, di Cassa integrazione ordinaria, di Fondo di integrazione salariale Covid-19 presentate nel periodo 1 aprile-30 novembre 2020 sono state oltre 100.000 per un totale di beneficiari di oltre 340.000, a cui si aggiungono i 149.211 beneficiari dei vari bonus covid-19 Calabria. Altro aspetto non di secondaria importanza è stata l’erogazione delle indennità emergenziali Rem Covid 19 le domande pervenute all’Inps Calabria sono state 34.281 definite 33.391 pari al 97%. I sussidi e gli interventi per politiche attive e tirocini durante il periodo 1 aprile-30 novembre 2020 sono stati 13.236 per un importo totale pari a euro 12.760.900».

Quanto ai dati del 2019, dalla relazione emerge che «i lavoratori assicurati in Calabria sono 489.449 per il 2019, in diminuzione rispetto al 2018 di 4.350 unità, le pensioni erogate sono 731.084 precisamente 618.711 relative alla gestione privata con un importo medio mensile di euro 604,29, per la gestione pubblica invece le pensioni erogate sono 111.835 il cui importo medio è pari a euro 1.837,80».

Per quanto riguarda gli interventi di sostegno al reddito, nel 2019 «le domande di Naspi presentate sono state 72.839 e quelle accolte 66.861, le domande di Cassa integrazione ordinaria sono state 10.313 di cui 10.010 definite, I percettori di Reddito di Cittadinanza Calabria sono 63.721 nuclei familiari per un totale di 166.774 persone coinvolte, mentre le Pensioni di Cittadinanza sono 6.116 e coinvolgono 7.203 persone: i nuclei familiari coinvolti in totale sono 69.837 le persone 173.977 per un importo mensile medio erogato pari a euro 494,93 in linea con la media nazionale».

Per Trotta, dunque, «il quadro che emerge è chiaramente allarmante e molto preoccupante sulla tenuta socio-economica e sociale della Calabria. Diminuisce il lavoro stabile, aumenta il precariato, la popolazione invecchia, i flussi demografici sono negativi, le aree interne soffrono lo spopolamento che inizia ad interessare anche le aree urbane. È necessario avviare una sana e robusta azione di programmazione e di investimenti dotando la Calabria di un vero e proprio piano industriale e sociale che – ha concluso il presidente del Comitato regionale dell’Inps Trotta – crei lavoro di qualità, che dia sbocchi lavorativi ai tanti giovani che emigrano e che doti la Calabria di tutti quei servizi primari di cui la popolazione ha necessita».

Sole 24 Ore: emerse tutte le criticità

A conferma dell’allarme lanciato dall’Inps, anche il supplemento del Sole 24 Ore dedicato alle regioni del Mezzogiorno non ha dubbi: la «Calabria resta fanalino di coda e la pandemia ha fatto emergere tutte le criticità di questa regione». 

Il supplemento del Sole 24 Ore in edicola domani e di cui è stata fornita un’anticipazione aggiunge: «Una terra avviluppata nella rete della ‘ndrangheta come dimostrano ancora le ultime inchieste della magistratura che coinvolgono boss, imprenditori e politici».

«L’aula bunker – evidenzia il Rapporto Sud – costruita a Lamezia Terme per il maxi-processo alle ‘ndrine sembra essere diventata il simbolo di questa terra. A ciò si aggiunga la crisi economica. Secondo la Svimez il calo del Pil in Calabria causato dalla pandemia da Covid è stato dell’8,9% e si prevede un magro recupero dello 0,6 per cento. Secondo una stima negli ultimi dieci anni sono stati quasi 4.000 l’anno i laureati che hanno lasciato la Calabria per andare a lavorare in altre regioni soprattutto al Nord. Poi ci sono problemi strutturali. Il primo, in tempi di pandemia, è quello che riguarda la sanità che è commissariata ormai da decenni: l’ultimo commissario, dopo le disavventure e le gaffe dei suoi predecessori, è il prefetto Guido Longo il quale ha sciolto il nodo del piano anti-Covid ma si trova alle prese con un disavanzo che si aggira sui 200 milioni».

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