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Tempo di lettura 4 Minuti

Fino a ieri non ho avuto la forza di pensare a niente, solo all’amore della mia vita che sta combattendo al Pugliese contro questo terribile virus.

Vi scrivo perché ora non posso più stare a guardare la cattiva stampa che calunnia la mia vita e quella di mio marito ingiustamente e con menzogne su menzogne. La cattiva stampa e la cattiva informazione sta scrivendo senza pensarci un attimo che noi saremmo andati a Milano e siamo tornati senza che ci fossimo autodenunciati, questa è una calunnia da avvoltoi perché io e mio marito non ci siamo mossi da Gizzeria e dalla Calabria da questa estate quando siamo stati in Puglia al mare ed eravamo felici.

Noi non ci siamo mai mossi dal nostro paese, abbiamo lavorato onestamente e siamo tornati a casa… io insegno alla scuola primaria di Gizzeria e sono stata a scuola serenamente alzandomi dal mio letto di casa, e lo stesso mio marito. Ho inviato alla mia preside anche un progetto che avremmo dovuto fare, prima che ci fosse l’allarme sanitario e sia i miei colleghi sia i miei alunni hanno potuto constatare la mia presenza giornaliera. Quindi denuncerò a mia volta chi scrive cose inesatte.

Per quanto riguarda la nostra esperienza sanitaria qui in Calabria a Lamezia e al Pugliese forse è il momento che io debba parlare, non solo per me ma per la mia gente che amo e che ho cercato sempre di proteggere perché anch’io sono collaboratrice di una testata giornalistica, noi in questa situazione siamo stati corretti e abbiamo rispettato tutte le regole e le norme impartite dal governo.

I team che stanno indagando sulla situazione attuale, ci stanno dando delle probabili notizie da dove sia potuta scaturire l’infezione a tutt’oggi non si hanno delle notizie ufficiali, si pensa che una possibilità possano essere stati due funerali a cui hanno partecipato molti congiunti provenienti dal Nord.

Il sette o otto marzo non ricordo bene, mio marito ha cominciato a sentirsi stanco, ci siamo gestiti da soli e con l’aiuto della farmacia, i medici curanti avevano il divieto di visita e ci sentivamo sempre via telefono, ci siamo curati via telefono, l’unico approdo era la farmacia della dottoressa Elisa Iannacchero che accoglieva ogni mia visita, con le dovute precauzioni, senza paura né ritrosia. Il 17 marzo mio marito, il mio amore, stava male, non riusciva a riprendersi anche con i primi antibiotici così consultando il medico curante lo ho portato a Lamezia Terme, di sera alle nove e mezza, lì ci hanno fatto aspettare fuori al freddo, in macchina, dalle ore 21,30 alle ore 22,30, e lui aveva la polmonite, c’era gente prima di noi che entrava arzilla solo per un controllo, ma il personale non sentiva le mie lamentele e preghiere, dicevo che mio marito stava male e volevo che gli facessero il tampone… poi lo hanno chiamato per i prelievi, lo hanno fatto rivenire in macchina senza nemmeno accompagnarlo e lui stava male… poi un paramedico si è avvicinato dicendo che ci sarebbero volute ore e ore prima che lui potesse avere la radiografia e la tac e poi per il tampone avrebbe dovuto aspettare altre ore al freddo, quasi tutta la notte, quella sera c’erano sette gradi. La situazione dell’ospedale di Lamezia è una tragedia, c’è un solo nebulizzatore e per aspettare che si igienizzino gli spazi medici tra un paziente e l’altro ci vogliono ore… l’unica salvezza per la nostra gente è che si stia veramente a casa ed evitare ogni pericolo.

Ho avuto paura che non ce l’avesse fatta e siccome lo avevo in macchina l’ho portato al Pugliese.

Al Pugliese non hanno fatto domande a me, ci hanno divisi, io in macchina e lui al triage… gli hanno chiesto se avesse avuto contatti con gente proveniente da Milano o dalla Lombardia e lui ha detto NO perché non ne aveva avuti… io ero sola e distrutta ero in piedi da tutta la notte, dopo ore hanno chiamato me e mi hanno fatto delle domande vaghe a cui io non ho potuto rispondere con lucidità, ho parlato dei funerali e della gente che veniva dal Nord, sono andati in panico e non si è capito più niente.

Io ringrazio i medici che lo hanno preso in cura subito e lo stanno aiutando, ringrazio tutti, ma accanto alla gente per bene c’è anche chi si fa sopraffare dalla paura, sono annebbiati dalla paura. I corridoi del triage non hanno erogatori di amuchina per la gente che aspetta, se si deve fare un tampone ci si trova a contatto con chi ha il virus senza possibilità di avere mascherine, disinfettanti, spazi per la gente. Vorrei che la mia terra fosse dotata di ospedali forniti, che avesse la possibilità di sapersi organizzare. Non ce l’ho con i medici che stanno aiutando il mio amore, ma con chi utilizza la sofferenza per farsi visibilità.

Senza approfondire, senza chiedere, senza far parlare le persone che stanno male con calma, con comprensione, senza mai perdere l’umanità.

Lettera firmata

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