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Ultimo, vincitore di Sanremo

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POCO più di vent’anni, due album all’attivo e vincitore del Festival di Sanremo 2018 nella categoria Nuove Proposte. Ultimo (pseudonimo di Niccolò Moriconi) si ritrova a cavalcare un’altissima onda fatta di fama, soddisfazioni e successi, che gli garantiscono un tour nelle principali città italiane di cui molte già sold-out. In attesa dei concerti, il giovane cantautore, sta incontrando i fan nei numerosi in-store, passando dalla Calabria, al Parco Commerciale “Le Fontane” di Catanzaro, dove si è concesso per un’intervista al Quotidiano del Sud.

“Da quando ero bambino solo un obiettivo: dalla parte degli ultimi per sentirmi primo”. Questa la frase che ha accostato al suo trionfo nell’ultimo festival di Sanremo. Quanto c’è di lei in questa frase?

«È una delle frasi più rappresentative tra le canzoni che ho scritto perché descrive, in primis, il significato del mio nome e poi il significato che vorrei attribuire alla maggior parte dei testi delle canzoni che ho scritto».

L’Ariston è sicuramente, su scala nazionale, uno dei palchi più ambiti. Su di esso ha deciso di portare “Il ballo delle incertezze” che in poco tempo è stato riconosciuto anche come singolo d’oro. Rimarca particolarmente in esso la ricerca di un senso, la pace interiore, l’ebrezza del rischio, come si legano queste tematiche alla carriera di Ultimo fino ad oggi?

«La gente, nonostante l’età, mi hanno sempre dato del “vecchio” per via dei discorsi e delle tematiche che affronto. La ricerca del senso nelle cose mi è sempre sfuggita nonostante abbia un’età prematura per pormi certi quesiti. Nella mia vita mi sono sentito sempre dubbioso ed incerto, come d’altronde dico nella la stessa canzone. Le domande che mi pongo mi hanno dunque portato a scrivere, per cercare qualcosa che possa riempire questi vuoti».

Mi dice che viene soprannominato “vecchio” per le domande che ti poni, anche se l’aggettivo giusto sarebbe quello di “maturo”. Perché i suoi coetanei invece pensano, solo, ad altro?

«Credo che ciò sia giustificato dall’ambiente in cui cresci, dal carattere, dal modo in cui accogli ciò che ti circonda. Possiamo definirlo come un cocktail di situazioni che ti spingono a questi ragionamenti. Secondo il mio parere, l’età è una restrizione inutile, nel senso che a vent’anni si può essere molto più maturi rispetto a chi è molto più grande».

E passiamo all’album che sta portando in tutta Italia “Peter Pan”. Sono migliaia i fan che stai incontrando nei numerosi in-store. Che effetto le fa stare con loro, sentirli urlale, piangere, cantare i tuoi brani?

«Questa è la mia prima esperienza, una novità. Quindi penso che, quando si fa una cosa per la prima volta, non capisci bene cosa stia succedendo; la seconda già un pò di più; dalla terza inizi poi a goderne veramente. È stata un’esperienza davvero bella, soprattutto sentire il calore in ogni posto mi ha fortemente sorpreso».

“Pianeti” è il suo primo album, uscito nello scorso mese di ottobre. A febbraio di quest’anno ha invece lanciato “Peter Pan”. C’è un’evoluzione nei testi, un qualcosa che differenzia questi due album nonostante il breve lasso di tempo che li separa?

«Credo che ogni canzone sia un’anima a sé, non penso ci sia mai un collegamento tra una canzone e un’altra, né tantomeno tra un album ed un altro. L’idea di “Pianeti” era proprio quella di far capire che ogni canzone fosse un mondo a parte».

A maggio si parte anche con il suo primo tour che toccherà le principali città italiane, molte delle date sono già sold out. Se lo sarebbe mai aspettato?

«No, perché sono luoghi in cui pensavo di arrivare quando sarei stato più grande. Avrei sperato di riuscire a fare due sold-out al Fabrique di Milano quando avrei avuto trent’anni, se mai mi fosse andata bene. Sono posti da oltre tre mila spettatori, riempirli addirittura due volte a 22 anni mi fa pensare che funziona la direzione della musica che sto facendo. Credo che, nel momento in cui la gente inizia ad uscire di casa, a pagare il biglietto e vederti live, vuol dire che in qualche modo sei riuscito a convincerli, sei entrati in sintonia con loro».

Chi vorrebbe ringraziare per questo tuo percorso?

«Sicuramente l’etichetta Honiro, con cui lavoro da un anno. Ha creduto in me quando ancora c’era ben poco e stiamo costruendo insieme qualcosa, seguendo un percorso lineare dove posso avere la scelta su tutto. Posso dire di avere un’etichetta che mi aiuta, mi sostiene e mi dà piena libertà sulla scelta della mia musica».

C’è qualche cantante italiano al quale si ispira?

«Ascolto molto il cantautorato italiano: lo stesso Fabrizio Moro mi ha aiutato molto, ma anche Cesare Cremonini o Calcutta. Ma seguo anche tanti artisti emergenti come me. Mi piace molto fare una sorta di paragone tra più generi, capire perché funzionano e poi mescolarli. Siamo passati dagli anni in cui i cantanti dovevano essere necessariamente single, agli anni in cui i fan adorano i propri idoli e le rispettive compagne».

Al tuo fianco, lo vediamo dai social, una presenza importante. Come state vivendo insieme questa improvvisa fama?

«Ci sono certamente personaggi che cercano di enfatizzare su questa cosa ma io sono semplicemente un ragazzo di vent’anni ed a prescindere dal mio lavoro, cerco di fare comunque ciò che mi piace. Anche se facessi lo studente posterei comunque foto con la mia ragazza: non voglio essere né limitato né metterci un’enfasi maggiore».

Peter Pan sognava di non poter crescere mai e con i sogni volare. Lei nonostante i sogni si stiano realizzando continua a crescere, stai già pensando dove volerai? Dove vorrebbe che la portasse questo sogno?

«Questa è una cosa strana. Quando un sogno lo realizzi, secondo me, devi trovarne un altro da inseguire. Mi piace dunque pensare che questo sogno non sia riuscito ancora a realizzarlo. La filosofia da seguire credo sia quella che una cosa arriva sempre domani, un po’ che ci insegna Vasco in “Vivere” dove appunto dice «vivere e non essere mai contento» e poi aggiunge «vivere e devi essere sempre contento»: è un dilemma esistenziale per ognuno di noi».

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