X
<
>

Giovanna Francesca Russo, garante regionale dei diritti dei detenuti

2 minuti per la lettura

REGGIO CALABRIA – Un appello al dialogo, al riconoscimento del sacrificio quotidiano di chi vive e lavora dietro le sbarre, ma anche un richiamo fermo alla legalità e alla prevenzione: in occasione della festa di San Basilide, patrono della Polizia Penitenziaria, l’avvocata Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti dei detenuti e coordinatrice nazionale del Forum dei Garanti regionali, ha indirizzato una intensa e articolata lettera aperta a tutte le donne e gli uomini che compongono la complessa macchina del sistema penitenziario. Un intervento che arriva in un momento storico delicatissimo per le carceri italiane, segnato da sovraffollamento, tensioni e continue emergenze.

La gratitudine della garante dei detenuti

Nel suo scritto, la Garante per i detenuti esprime profonda gratitudine a tutto il comparto – dagli agenti ai direttori, dagli educatori ai sanitari, fino alla Magistratura di Sorveglianza – per il servizio prestato in uno dei contesti più difficili e meno conosciuti della Repubblica. «Pochissimi comprendono davvero cosa significhi lavorare per ore in un ambiente ad altissima tensione, gestire conflitti, prevenire violenze, scongiurare gesti estremi, affrontare la sofferenza umana senza mai perdere lucidità», scrive l’avvocata Russo, accendendo i riflettori su quel carico emotivo e professionale che spesso resta invisibile all’esterno, comprese le paure e le ferite che gli operatori portano a casa nel silenzio delle proprie famiglie.

La Garante non elude il tema spinoso delle possibili deviazioni individuali dai doveri d’ufficio: «Ignorarle significherebbe non rendere un buon servizio alle Istituzioni». Tuttavia, rimarca con forza come non sia giusto permettere a poche condotte isolate di offuscare l’onore di migliaia di servitori dello Stato. Per tutelare questa “maggioranza silenziosa”, la strada maestra resta la prevenzione, intesa non come sfiducia, ma come la più alta forma di garanzia istituzionale attraverso formazione, ascolto e supporto strutturale.

Le strutture detentive

Un passaggio chiave della lettera è dedicato alla legalità all’interno delle strutture detentive, dove il concetto di antimafia penitenziariaviene definito non come uno slogan astratto, ma come uno scudo protettivo per tutti. Protegge gli operatori onesti da pressioni, intimidazioni e tentativi di condizionamento dei clan; protegge i detenuti che scelgono percorsi autentici di cambiamento e rieducazione; protegge lo Stato, riaffermando che dentro gli istituti l’unica autorità legittima è quella delle istituzioni pubbliche, impedendo che le organizzazioni criminali continuino a esercitare il proprio potere o a consolidare gerarchie. Rivendicando la propria indipendenza come autorità di garanzia, Russo specifica che essere vicini alle istituzioni non significa essere accondiscendenti, bensì avere il coraggio di segnalare ciò che non funziona.

Di fronte a una sfida che definisce «enorme», la Garante per i detenuti lancia un monito contro la rabbia, l’egoismo e i protagonismi: nessuna riforma strutturale potrà mai nascere dalla contrapposizione permanente. «La svolta nascerà soltanto se sapremo riscoprire il valore del “Noi”», conclude l’avvocata Russo, sottolineando che la parola chiave deve essere “accanto”. Camminare fianco a fianco, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, è l’unica via per garantire i diritti delle persone private della libertà.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA