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Mario Oliverio durante la conferenza stampa

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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Chi si aspettava annunci su una sua candidatura alle prossime elezioni regionali è rimasto deluso. Mario Oliverio aveva infatti convocato una conferenza stampa per dire la sua sul momento politico, e sul Pd in particolare, ma nessuna dichiarazione roboante e neppur lontanamente polemica.

L’ex governatore, infatti, se ha espresso critiche al Pd lo ha fatto solo e soltanto per i metodi utilizzati, non certo per i nomi, e riservando, per le prossime settimane, la creazione di un movimento che possa, in qualche maniera, sostenere la gestione del partito stesso.

«Nel campo del centrosinistra democratico in Calabria manca una bussola – ha detto Oliverio – e chiarisco subito che non c’è nessun intento di carattere personale, proprio nessuno. E’ solo un atto di responsabilità perché questa deriva rischia di spingere tantissime forze alla rinuncia, a perdere il senso dell’appartenenza, a ripiegare nella rassegnazione. Il nostro compito è aiutare a frenare questa deriva e a correggere la rotta». Parte la conferenza stampa e Oliverio è un fiume in piena soprattutto nel ricordare le sue personali vicende politiche intrecciate con l’inchiesta giudiziaria.

La fine del mandato da presidente della Regione Calabria coincisa, nell’ultimo periodo, con un’inchiesta giudiziaria che lo ha ristretto nel suo domicilio di San Giovanni in Fiore. Un’inchiesta dalla quale è uscito pulito, ha ricordato e ribadito con orgoglio. Ma non ha dimenticato il risultato delle urne, anticipato dalla sua annunciata candidatura e il successivo brusco dietro front: «Da oltre un anno e mezzo – ha detto Oliverio – sono stato in silenzio, non volevo che le mie parole fossero viste come un risentimento o un atto di rivincita. E’ dal dicembre del 2019, da quando ritirai, alla vigilia di Natale, la mia candidatura con una lettera a Zingaretti, che non ho voluto dire nulla sulle vicende politiche della Regione: ho parlato di altro, a esempio di Pnrr e alta velocità, ma sulle questioni politiche ho scelto il silenzio. C’è stata una sconfitta cocente e drammatica con Callipo, ma non c’è stata alcuna valutazione rispetto a quella sconfitta, niente di niente, poi ci sono state le dimissioni dello stesso Callipo ma non è successo nulla».

«Pensavo che Letta correggesse la linea di Zingaretti, cosa che non ha fatto – è la parte più polemica nei confronti del suo partito – ma il centrosinistra può ancora farlo». Un Pd che, secondo Oliverio, «ha desertificato la sua presenza politica e oggi ci fa vivere questa stagione. C’è un commissariamento da oltre due anni e mezzo, passato dalla sconfitta del 2020, è lì immobile come un santuario di pietra che decide per tutti, per la Calabria e i calabresi. Ormai è stata cancellata la vita democratica».

Poche parole anche su Nicola Irto e Maria Antonietta Ventura, il primo candidato pentito e la seconda ufficializzata nelle scorse ore dall’accordo Pd-M5S («Sul piano personale non ho nulla da dire, sono due degnissime persone») definiti pure «eroi perchè si sono esposti. Nulla da dire su questi nomi: è il metodo verticistico, imposto da Roma, che è sbagliato».

Spera però Mario Oliverio «in un ritorno alla politica, alla politica vera», ed è in questo senso che ha lanciato un appello al Partito democratico nella speranza che venga raccolto che che potrebbe innescare una prossima manifestazione, più allargata.

Presenti alla conferenza stampa l’ex assessore regionale all’Ambiente Antonella Rizzo, l’ex consigliere regionale Francesco D’Agostino, il manager della sanità Santo Gioffrè e l’ex assesore regionale, con Agazio Loiero, Ciccio Sulla.

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