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La discarica di Alli a Catanzaro

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COSENZA – E’ un vero e proprio grido d’allarme la comunicazione scritta dal dirigente del settore 7, Antonio Augruso, alla dirigente del settore Ambiente e per conoscenza al presidente Mario Oliverio. La missiva racconta che il nostro sistema di raccolta e smaltimento rifiuti è sul punto di collassare nonostante gli sforzi dell’amministrazione di riorganizzare il sistema. I numeri però sono impietosi e dicono che nonostante l’intenzione politica della giunta di non utilizzare le discariche, tutto il sistema su queste si poggia.

Secondo il dirigente circa il 60/70% confluisce nella discarica. Questo tradotto in numeri significa che delle circa 500.000 tonnellate dei rifiuti prodotti, a valle del trattamento, circa 350.000 finiscono in discarica. Gli ottimi risultati raggiunti sulla raccolta differenziata non risolvono di molto la situazione visto che una buona parte del residuale di rifiuto solido urbano dovrà comunque essere conferito in discarica.

L’unica discarica presente in regione, peraltro di proprietà privata, è ormai in via di esaurimento. Il problema è che questa situazione non riguarda solo la Calabria, ma un po’ tutto il Paese come dimostra una recente inchiesta del Sole 24 Ore, ma soprattutto come dimostra il fatto che le gare per portare fuori regione gli scarti dei rifiuti di Reggio Calabria e Cosenza sono andate deserte, segno che non c’è nel Paese (e forse anche fuori) la disponibilità ad accogliere i nostri rifiuti. Basti pensare che la richiesta dell’assessore all’Ambiente alla Regione Puglia di poter ospitare i rifiuti calabresi è rimasta senza risposta da mesi.

L’immediata conseguenza è un aggravio di costi dello smaltimento dei rifiuti. Il dirigente nella sua missiva fa infatti riferimento ad una nota di Ecologia Oggi che, in vista del rinnovo del contratto, annuncia una rimodulazione dei prezzi proprio per la difficoltà di trovare siti disponibili per l’abbanco dei rifiuti. Il dirigente chiede quindi di accelerare nella realizzazione del piano regionale dei rifiuti che prevedeva la realizzazione di nuove discariche che ad oggi sono ferme al palo sostanzialmente per due motivi. Il primo riguarda l’indisponibilità dei territori ad ospitare impianti simili per cui i sindaci degli Ato stanno prendendo tempo. Il secondo sono le lungaggini burocratiche legate all’apertura di questi siti che richiedono diversi pareri tecnici e rischiano di far saltare ogni programmazione.

Da qui la richiesta di accelerare in maniera urgente le procedure in essere per le autorizzazioni di nuovi impianti, in modo particolare per quegli impianti privati che sono già provvisti di Via (Valutazione impatto ambientale) che potrebbero essere dichiarati quali discariche a servizio degli impianti di trattamento dei rifiuti urbani pubblici regionali. Insomma bisogna fare in fretta prima che l’emergenza esploda in pieno periodo natalizio.

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