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Una scena del docufilm

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CATANZARO – “Solo chi crea le cose più delicate può creare le più forti” si legge in un passo de “Il libro degli amici”, opera scritta nel 1922 dal drammaturgo austriaco Hugo von Hofmannsthal. Perché in effetti sono proprio le cose “delicate”, spesso, a essere le più efficaci, perché capaci di insinuarsi nel cuore e nell’anima delle persone, producendo i loro effetti dirompenti.

Una riflessione, questa, che nasce dopo aver guardato “Uscirai sano”, il docufilm di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino sulla storia dell’ospedale psichiatrico di Girifalco e proiettato per la prima volta mercoledì sera a Catanzaro, in un Teatro Comunale gremito in ogni ordine di posto. Dirompente delicatezza, dicevamo. Perché non era certo facile raccontare in poco più di un’ora di film, cento anni di storia di una struttura divenuta celebre ben oltre i confini regionali (l’ospedale psichiatrico di Girifalco fu operativo dal 1881, anno della sua istituzione, al 1978, anno dell’entrata in vigore della legge 180 che stabilì la chiusura dei manicomi.

La struttura passò sotto il controllo dell’Asl e oggi è sede del Centro di Salute Mentale e Residenza Assistita, gestita dall’Asp di Catanzaro e diretta dal dottor Salvatore Ritrovato). E, soprattutto, non è mai facile parlare di un tema particolare come quello delle malattie mentali, ancora oggi un tabù condizionato da paure e pregiudizi. Invece, questo piccolo gioiello cinematografico, realizzato in soli 12 giorni di riprese (ma dopo mesi e mesi di ricerche sul campo), ha centrato appieno l’obiettivo: quello di emozionare, di farci immedesimare nelle storie, nei pensieri e nei sentimenti dei pazienti, di condurci tra quelle stanze e quei corridoi che videro passare, negli anni, oltre 15mila storie di vita, di dolore e, in molti casi, di morte.

E, soprattutto, ha il merito di farci conoscere Girifalco, un paese la cui esistenza stessa si legò a doppio filo con quella dell’ospedale. È forse il paese stesso, infatti, il vero protagonista del docufilm. Girifalco, “u paise de’ pacci”, tra le cui vie i pazienti del manicomio, almeno quelli ritenuti idonei, erano liberi di vivere, secondo il sistema open door, generando così una contaminazione unica tra il mondo interno dell’ospedale e quello esterno della comunità. Nell’arco dei decenni, infatti, il manicomio di Girifalco rappresentò, per molti versi, una vera e propria rivoluzione nei metodi di cura delle malattie mentali.

“Uscirai sano” (il titolo del film, ricordiamo, è la traduzione di “Sanus Egredieris” la scritta, oggi scomparsa, che campeggiava all’ingresso della struttura, ma che per molte delle persone rinchiuse fu, purtroppo, soltanto un augurio), racconta – con quella delicatezza dirompente di cui sopra – tutti questi aspetti, alternando momenti di fiction (un cast tutto calabrese capitanato dal protagonista Antonio Marinaro e da Francesca Ritrovato) con le interviste ai direttori sanitari che si sono succeduti in questi ultimi anni (il dott. Nicotera e il dott. Ritrovato), alla direttrice del Centro regionale di Neurogenetica, Amalia Bruni (che proprio dalle esperienze cliniche di Girifalco ha attinto per i suoi studi sull’Alzheimer), allo psichiatra Salvatore Inglese; e con le testimonianze di chi il manicomio lo ha vissuto e lo sta ancora vivendo: gli ex operatori sanitari, alcuni abitanti di Girifalco (letteralmente cresciuti attorno all’ospedale) e, soprattutto loro, i pazienti (oggi chiamati ospiti) che con i loro sguardi “speciali” sono riusciti, davanti alla telecamera, a raccontarsi e a raccontare. Scampoli di un’umanità straordinaria, da capire e da cui imparare. Sempre con tanto rispetto.

“Uscirai sano”, prodotto dall’associazione Kinema, dopo aver partecipato allo “Sguardi Altrove Film Festival” di Milano e alla selezione dei David di Donatello, sarà ora tradotto in inglese e tenterà la strada di diversi festival internazionali. Al Comunale, visto il gran numero di richieste, il film tornerà mercoledì prossimo per una nuova proiezione.

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