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Dal declino nelle serie minori alla rinascita con la famiglia Noto: il Catanzaro calcio torna a sognare la Serie A dopo 43 anni. Ora la finale decisiva per scrivere la storia
CATANZARO – Quarantatrè anni sono lo spazio di due generazioni. Due generazioni passate tra fallimenti, interminabili campionati disputati dell’ormai defunta C2 ed improbabili trasferte a Santa Maria Capua a Vetere, Sant’Anastasia, Giarre, Nardò, Pescina Valle del Giovenco o tra le mura del carcere minorile romano di Casal Del Marmo.
Eppure, una fiammella, in questi quarantatrè anni, è rimasta sempre accesa. Spesso alimentata da poche decine di tifosi, a cui la massa prestava una patetica acquiescenza (ancora il Catanzaro segui? E contro chi gioca? Erano le domande, accompagnate da un sardonico sorrisetto, che spesso tali irriducibili si sentivano rivolgere), quella sbiadita ed a volte vilipesa maglia giallorossa è rimasta comunque un piccolo faro di luce e di passione che in una città in declino, a sua volta vilipesa e violata da amministrazioni cieche e senza alcune visione del futuro, rimaneva viva.
Fino a quando, tra infinite peripezie, culminate in un fratricida scontro con i fedeli amici di fede giallorossa di Vibo Valentia per evitare l’onta della retrocessione nel dilettantismo, il vento è finalmente cambiato.
CATANZARO CALCIO, IL SOGNO DELLA SERIE A
C’è voluto l’agognato ingresso di una famiglia catanzarese che, con determinazione e lungimiranza, partendo dal piccolo borgo di Albi, aveva nel frattempo costruito un impero nel settore della grande distribuzione, per imprimere la svolta da tutti attesa.
La famiglia Noto, dopo avere risanato, più che i conti (per la verità, prima di loro, dopo due sanguinosi fallimenti, tenuti in perfetto ordine dalla precedente proprietà), l’intero ambiente depurandolo dalle scorie di un dilettantismo di fatto, ha intrapreso un nuovo modo di fare calcio dimostrando che anche nel calcio moderno, dominato da grandi fondi stranieri e multinazionali, idee chiare, passione popolare e una gestione aziendale sana possono ancora fare la differenza e far sognare un’intera città.
IL RUOLO DELLA FAMIGLIA NOTO
E così, dopo qualche stagione di apprendistato e grazie anche ad alcune scelte tecniche particolarmente azzeccate, il Catanzaro è rinato. Da brutto anatroccolo del calcio professionistico regionale, che nel frattempo spediva, con pieno merito, nell’Olimpo della serie A, le realtà della Reggina e del Crotone, il Catanzaro si è ripresa il suo ruolo di vessillifera del calcio calabrese e forse anche di portabandiera di un calcio antico e romantico che non c’è più.
Lo dimostra lo straordinario seguito di pubblico che, in tutte le trasferte, il Catanzaro porta con sé e composto soprattutto da quei calabresi di terza e quarta generazione, ormai da decenni lontani dalla loro terra ma sempre pronti a riabbracciare i colori dei loro padri e dei loro nonni in tutti gli stadi d’Italia.
CATANZARO CALCIO, SERIE A E TRASFERTA DI MONZA
E con questo seguito, che si rinnoverà nella prossima trasferta di Monza, che il Catanzaro si ritrova ora a disputare la finale per la serie A.
Per ridare, grazie ai Noto, ma anche grazie a tutte le componenti tecniche che sono ruotate in questi ultimi tre anni in giallorosso e, soprattutto, a quelle di questa stagione, un sogno a questa città ed alle giovani generazioni che della serie A hanno assaporato solo le briciole di lontani ricordi.
Dopo quarantatrè anni, e dopo un Catanzaro-Inter di inizio estate 1983 che segnò l’ultima gara giallorossa in massima serie, il Catanzaro, con in testa il suo catanzaresissimo capitano e con il suo seguito ingrossatosi fino a decina di migliaia di appassionati che ora sanno perfettamente dove e contro chi giocano i loro beniamini, ora è pronto per un nuovo appuntamento con la storia.
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