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Il cosplay vincitore del contest di Unical Voice: Reze da Chainsawman, realizzato da Maria Rosaria (su Instagram: @maria_rosaria_33).Durante l’ultima edizione del Cosenza Comics and Games, Unical Voice ha lanciato un concorso social tutto dedicato ai cosplayer della fiera. Tanti i partecipanti si sono fermati allo stand, ma la vincitrice è una.

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Il cosplay è un fenomeno in continua espansione, diffuso tra grandi e piccini; l’intervista a Novareey punta a esplorare questo mondo, spiegando il lavoro e la passione per quest’arte.


CI SONO passioni che nascono in un momento preciso e passioni che, invece, sembrano esistere da sempre. Per Chiara (@novareey) il cosplay non è una passione nata all’improvviso. È qualcosa che l’ha accompagnata fin dall’infanzia e che, anno dopo anno, si è trasformato in un percorso fatto di creatività, studio, emozioni e crescita personale. Chiara rappresenta una delle realtà più interessanti del panorama cosplay calabrese, dietro i suoi costumi non si nascondono soltanto abilità tecniche e attenzione ai dettagli, ma anche una storia fatta di passione autentica, sacrificio e continua ricerca del miglioramento.

Come mai hai iniziato e cosa ti ha fatto innamorare di questo mondo?

«Non c’è un momento specifico nel quale è iniziata questa passione, è come un qualcosa che esiste da sempre in me e che ho sempre amato da quando ho memoria, insomma era presente ancora prima che conoscessi il significato della parola “cosplay”. Da piccolissima amavo vedere i personaggi che più mi piacevano in televisione e successivamente “sfilavo” imitandoli per casa indossando indumenti e scatole di cartone che mi ricordavano i loro abiti, finché la cosa non si è evoluta fino ad ora».

Che ricordi hai di quella prima esperienza?

«Quando ho scoperto che esistevano dei veri e propri eventi in cui sfoggiare i miei lavori ricordo che fui stra felice, quasi incredula del fatto che esistesse una cosa del genere. Per me è stato come vedere un nuovo mondo, ma fatto da persone con la mia stessa passione. Oltre a ciò, era anche la prima volta che salii sul palco esibendomi, non dimenticherò mai i primi applausi del pubblico che ricevetti!»

Un cosplay, un evento o un contest che ha cambiato la tua crescita?

.Tra le tappe fondamentali della sua crescita spiccano due eventi in particolare: «Penso che gli eventi che più mi hanno segnata sono stati il Cosenza Comics 2024 e il Napoli Comicon 2025. Direi che il Cosenza Comics 2025 è stato il punto di partenza di tutto proprio perché lì ho ottenuto la mia prima vittoria con quello che sarebbe diventato il costume più importante del mio percorso fino ad ora, ricevendo anche preziosi consigli che mi hanno aiutata a migliorarmi notevolmente. Assieme a quest’ultimo il Napoli Comicon 2025 è stato il momento in cui ho avuto la conferma che tutti gli sforzi, il tempo e il duro lavoro che ho impiegato per migliorarmi hanno dato i loro frutti, portandomi a vincere la selezione per il campionato mondiale e realizzando un traguardo che fino a poco tempo prima sembrava solo un sogno».

Com’è stato competere fuori dall’Italia e cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

«Competere fuori dall’Italia è stata un’esperienza unica che davvero mi ha segnata come persona e cosplayer. Anche solo il poter essere scelta per rappresentare l’Italia al Cosplay World Masters per me è stato un enorme onore come lo è stato avere la possibilità di interfacciarmi con gli altri finalisti provenienti da diverse nazioni del mondo e imparare davvero moltissime cose che vanno dal loro modo di vivere il cosplay a vere e proprie complesse tecniche di lavorazione, perché è qui che ci si rende conto davvero quando una passione comune riunisce tutte queste persone nel mondo».

Il costume che senti più vicino a te e perché?

«Malenia è senza dubbio il cosplay che ha segnato di più il mio percorso, non solo come cosplayer, ma anche come persona. Nel corso degli anni ho realizzato molto cosplay ma solo questo mi ha davvero spinta costantemente a superare i miei limiti, cercando ogni volta di creare la versione più accurata possibile ed è proprio per questo costante miglioramento che ho raggiunto importanti traguardi nel mondo cosplay. Allo stesso tempo però, tutto ciò mi ha aiutata a crescere come persona, insegnandomi a riconoscere il mio valore, le mie capacità e la forza che spesso non vedevo in me stessa, ed è per questo che non dimenticherò mai Malenia».

Le sfide tecniche o personali che hai dovuto affrontare?

«Dal punto di vista tecnico le difficoltà principali che ho affrontato erano legate principalmente al dover costantemente mantenere un certo livello di concentrazione e precisione per avere un risultato pulito e che mi soddisfasse e inoltre, ogni volta che acquisivo nuove competenze, mi rendevo conto che alcune parti avrebbero potuto essere fatte meglio, quindi mi veniva sempre voglia di rifarle da capo. A livello personale, invece, la sfida più grande è stata non gettare la spugna e non sottovalutarmi, non nego che ci sono state volte in cui mi chiesi se veramente sarei stata all’altezza delle mie ambizioni, ma continuare senza mai fermarmi nonostante quei dubbi è stata probabilmente la parte più importante dell’intero percorso».

⁠Cosa provi quando ti esibisci davanti al pubblico?

«Cosa provo? Beh il cuore batte velocissimo e l’agitazione si fa sentire davvero tanto, principalmente nei momenti prima della mia salita sul palco, ma allo stesso tempo, però, c’è anche tanta emozione e la voglia di mostrare a tutti il lavoro che c’è stato dietro ciò che sto indossando. Poi però, una volta sul palco, non penso più a niente, solo a dare vita al personaggio. La parte più bella è proprio questa, ovvero riuscire a trasmettere qualcosa al pubblico ed emozionare qualcuno portando sul palco un personaggio che amo e che magari anche altre persone amano quanto me».

Cosa bolle in pentola per il futuro?

«Non so ancora con precisione cosa mi riserverà il futuro, ma so che non ho alcuna intenzione di fermarmi qui. Ho solo 20 anni e sento di avere ancora un’enorme quantità di cose da imparare, tecniche da perfezionare e sfide da affrontare, e il mio obiettivo è continuare a crescere, andare avanti e trasformare le idee che ho in mente in qualcosa di concreto creando cosplay che non siano soltanto costumi, ma vere e proprie opere d’arte capaci di emozionare sorprendere chi le guarda».

La definizione più autentica e personale di questa passione?

«È il modo più concreto che ho per trasformare amore e ammirazione in un qualcosa di reale, è innamorarsi di un personaggio e dedicargli ore, giorni, mesi o a volte addirittura anni di lavoro per riuscire a rendere giustizia nel miglior modo possibile. È creatività, studio, pazienza e determinazione, ma anche credere in sé stessi e nelle proprie possibilità anche quando un progetto sembra troppo grande o difficile da affrontare, insomma è dare forma ad un qualcosa che si ama davvero».

Secondo te il movimento cosplay nella nostra regione è valorizzato?

«Penso che si possa fare ancora tanto per valorizzare il cosplay e tutto il lavoro che è presente dietro ogni progetto ma c’è da dire che negli ultimi anni il movimento cosplay in Calabria sia cresciuto molto rispetto a molti anni fa e che siano sempre di più le persone che ci mettono passione, impegno e creatività in quello che fanno. Penso che ciò che più mi ha colpito dell’ambiente cosplay calabrese è la gentilezza che ho notato tra tanti cosplayers.

Infatti mi è capitato spesso di avere la sensazione che ci sia un forte senso di comunità, quasi come una grande famiglia in cui le persone si scambiano consigli e racconti condividendo bei momenti assieme. Un dettaglio molto interessante è il fatto che molti cosplayer calabresi sembrano non perdere mai di vista il vero spirito di questa passione: il divertimento, infatti al di là delle gare, dei risultati o dell’aspetto competitivo, noto che continua sempre ad esserci il piacere di condividere ciò che si ama, e penso sia una cosa stupenda».

Com’è l’ambiente cosplay calabrese e cosa lo rende unico rispetto ad altre realtà?

«Un dettaglio molto interessante è il fatto che molti cosplayers calabresi sembrano non perdere mai di vista il vero spirito di questa passione: il divertimento. Al di là delle gare, dei risultati o dell’aspetto competitivo, continua sempre ad esserci il piacere di condividere ciò che si ama e penso sia una cosa stupenda».


Ascoltando Chiara emerge una passione autentica, costruita con studio, sacrificio e determinazione. Dietro ogni costume non c’è soltanto tecnica, ma il desiderio continuo di migliorarsi e di dare forma a ciò che ama. Forse è proprio qui che si trova il segreto del suo percorso. Non nei premi, nei titoli o nelle classifiche. E mentre il futuro è ancora tutto da scrivere, una cosa appare già chiara: per Chiara il cosplay non è soltanto il modo di interpretare un personaggio. È il modo di dare forma ai propri sogni.

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