Luigi Bonavina
2 minuti per la letturaLuigi Bonavina, considerato uno dei sette chirurghi migliori al mondo, da circa un anno sta allestendo un centro di eccellenza di chirurgia esofagea nei reparti dell’Annunziata grazie alla sinergia con Unical. “Credo di poter dare un contributo significativo alla terra in cui sono nato”.
“Cosenza ha tutte le potenzialità per diventare un centro di eccellenza in chirurgia esofagea”, ma “i calabresi devono fidarsi di più delle loro strutture”. Parole del professor Luigi Bonavina, da poco meno di un anno alla guida del centro per la Chirurgia esofagea dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. Bonavina, nato a Tropea e per oltre un ventennio ordinario all’università di Milano, è considerato uno dei sette chirurghi migliori al mondo secondo l’American College of Surgeons di Boston.
Il suo obiettivo è replicare proprio quanto fatto in terra lombarda con un centro di chirurgia esofagea. “Credo di poter dare un contributo significativo alla terra in cui sono nato” dice. “L’impegno preso è quello di venire a Cosenza proprio per ricreare una struttura multidisciplinare molto simile a quella che ho diretto per tanti anni a Milano, un percorso di chirurgia esofagea che qui non esisteva”.
Un centro importante, di per sé una rarità. “In Italia – dice Bonavina – le strutture dedicate alla chirurgia esofagea sono poche”. Al tempo stesso Bonavina si dice “convinto che si riuscirà a portare la Calabria a livello di uno standard di assistenza pari al resto d’Italia”.
Il ritorno in Calabria ha, dunque, un peso importante. “Ho scelto di tornare perché è una cosa che sentivo di fare da tempo. Ho deciso di accettare questa proposta che mi è arrivata dall’Università della Calabria”.
“Io ne avevo sentito parlare di Unical, non l’avevo mai vista e sono rimasto veramente impressionato. Il campus universitario è unico nel panorama italiano, mi sembra di essere tornato negli Stati uniti dove ho passato diversi anni. Chirurgia è per definizione un lavoro di squadra e spesso noi in sala operatoria facciamo entrare anche gli studenti. Questa è la simbiosi tra ospedale e università”.
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