Da sinistra: Gratteri, Badolati, Nicaso
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 CELICO FESTIVAL, GRATTERI E NICASO SPIEGANO LE MAFIE CONTEMPORANEE
- 2 DARK CAMORRA
- 3 FRECCIATE A NORDIO E GENIUS ACT USA
- 4 RICICLAGGIO SOFISTICATO E CRIMINE INTEGRATO
- 5 FESTIVAL CELICO, LE ROTTE DEI NARCOS RICOSTRUITE DA GRATTERI E NICASO
- 6 DROGA DEGLI ZOMBIE
- 7 FESTIVAL DI CELICO, GRATTERI, NICASO E IL LINGUAGGIO SOCIAL
Incontro con Gratteri e Nicaso a conclusione del festival di Celico, la ‘ndrangheta recluta hacker ma la camorra è più avanti nel dark web
CELICO – «Poco prima che andassi a Napoli, quando ero alla Dda di Catanzaro, insieme ai sostituti Guarascio e Sirleo ho condotto un’inchiesta su una famiglia di ‘ndrangheta di Crotone in grado di rivolgersi ad hacker e di far estrarre criptovalute. Se questo è accaduto, e lo abbiamo dimostrato sul piano processuale, potrebbe essere accaduto anche in altri contesti». Lo ha detto il procuratore Nicola Gratteri conversando, insieme allo storico Antonio Nicaso, con il giornalista Arcangelo Badolati su come le mafie si stanno attrezzando per le sfide del terzo millennio. Era uno degli eventi più attesi, quello a conclusione dell’International Art Festival di Celico. Un viaggio tra “Visioni metamorfiche”. Con uno sguardo anche a come si evolvono le mafie, che per capacità mimetiche non sono indietro a nessuno. Ed è venuto fuori che le mafie corrono, mentre gli apparati investigativi sono in ritardo. Il rischio è che il gap tecnologico si allarghi a favore del crimine organizzato.
CELICO FESTIVAL, GRATTERI E NICASO SPIEGANO LE MAFIE CONTEMPORANEE
«Le mafie sono contemporanee – ha detto ancora Gratteri – studiano, usano la tecnologia, penetrano nel dark web. Hanno compiuto un grande salto in avanti rispetto a noi magistrati inquirenti. Pensavamo di avere la migliore polizia giudiziaria del mondo. C’è chi non è andato oltre Milano ma ha il titolo e pontifica. Ma ciò che diciamo oggi tra sei mesi è superato». Chiaro il riferimento all’inchiesta Glicine-Acheronte, che ha già avuto un primo riscontro processuale con la condanna più elevata, a 16 anni di reclusione, per Mario Megna, broker dell’omonimo clan. La sentenza di primo grado (filone del rito abbreviato) ha confermato che il nipote del boss Domenico Megna, a capo di una cosca stanziata nel periferico quartiere Papanice di Crotone, avrebbe curato gli interessi della consorteria criminale nella finanza clandestina, gestendo contatti con hacker e trader.
LEGGI ANCHE: Crotone capitale delle criptovalute – Il Quotidiano del Sud
DARK CAMORRA
Ma «la camorra ha superato la ‘ndrangheta nel dark web». «A Napoli – ha detto Gratteri – abbiamo condotto un’indagine su una banca online attraverso cui 6mila clienti hanno riciclato oltre 3 miliardi di euro. Un sistema di schermatura del costo di 5 milioni inibiva le frequenze. E c’erano sedi in Lituania e Lettonia. Tutto gestito dalla camorra». Nel giro di qualche mese, sono scattati sequestri per «quasi 34 milioni di euro in Bitcoin già immessi nel Fondo unico del ministero della Giustizia». Sullo sfondo, una frecciatina al ministro Nordio. «A proposito di costo delle intercettazioni…».
FRECCIATE A NORDIO E GENIUS ACT USA
«Le mafie oggi vanno nel dark web, che è come l’oceano rispetto a un lago. Un grande supermercato in cui si possono comprare cartelle cliniche, armi sting usate nel conflitto russo-ucraino o 2000 chili di cocaina». Insomma, ha spiegato Gratteri, non c’è bisogno che il broker della ‘ndrangheta debba andare nella foresta amazzonica per individuare navi e coperture per i carichi di cocaina. «Oggi si applica un dispositivo a un telefonino che ha un software più potente di quello usato per l’allunaggio e il broker della ‘ndrangheta compra tutto stando seduto». Eppure «il ministro Nordio dice di tornare ai pedinamenti. Ma chi devo pedinare se si può ordinare tutto da qui», si è chiesto Gratteri indicando significativamente il telefonino che aveva in mano. E ancora: «dove sono le forze dell’ordine per fare i pedinamenti se non abbiamo personale neanche per le trascrizioni delle intercettazioni, per le quali a volte aspettiamo 20 giorni. Vorrei che chi ha il potere di decidere sulle nostre teste – ha sottolineato con particolare vigore – studiasse e si documentasse».
Mentre le distrazioni italiche persistono, «negli Usa sta passando sotto silenzio il Genius Act», ha denunciato il professor Nicaso con riferimento alla nuova frontiera della regolamentazione delle stablecoin. Cosa significa? Che «i token di criptovalute saranno meno soggetti a oscillazioni di mercato e saranno tutelati da asset tradizionali come i titoli di Stato. Ma al contrario dei depositi bancari, questo tipo di investimento è anonimo». Insomma, «ci siamo svegliati troppo tardi, non abbiamo capito le criptovalute, stiamo facendo lo stesso con l’IA, cerchiamo di capire se sia dannosa e, come dice David Cronenberg (tra gli ospiti del festival di Celico, ndr), non capiamo che è più dannosa l’ignoranza umana», ha denunciato ancora Nicaso.
RICICLAGGIO SOFISTICATO E CRIMINE INTEGRATO
Il rischio, ha osservato il docente calabrese che insegna alla Queen’s University di Kingston in Canada, è che l’IA possa «favorire riciclaggi sempre più sofisticati e transazioni non lineari». In Europa, per esempio, a causa di asimmetrie normative mai risolte, «non c’è una strategia comune e non si trova il giusto equilibrio tra sicurezza e riservatezza». La Convenzione sul cyber crime rappresenta «un passo in avanti ma dovrà essere ratificata da 40 Paesi. Inoltre, il testo è più lungo della Bibbia ed è stato scritto da qualcuno che è arrivato in ritardo».
Parlando delle ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta, Nicaso ha osservato che la mafia calabrese «è presente in almeno 50 Paesi, non necessariamente con una struttura ma con broker. Oggi non c’è una super cupola ma un sistema criminale integrato in cui si scambiano competenze, favori, cointeressenze». È lo scenario che si sta delineando nel narcotraffico. «La ‘ndrangheta ha rapporti strategici col Clan del Golfo, la più potente organizzazione criminale in Colombia, e il Cartello di Sinaloa e il Cartello di Jalisco, organizzazioni messicane. In Ecuador c’è presenza massiccia di cartelli albanesi probabilmente accreditati dalla ‘ndrangheta che oggi gestiscono carichi destinati a più organizzazioni».
FESTIVAL CELICO, LE ROTTE DEI NARCOS RICOSTRUITE DA GRATTERI E NICASO
Ed ecco come stanno cambiando le rotte del narcotraffico. Lo spiega bene Nicaso. «La ‘ndrangheta in America Latina è posizionata nei punti strategici. La rotta oceanica fa gola a tutti, vale 210mila dollari un chilo di cocaina. Dal porto di Vancouver i carichi raggiungono l’Australia, dove la ‘ndrangheta è da tempo. Tra Colombia ed Ecuador, lungo la rotta del Pacifico, i confini sono porosi, è difficile presidiare fiumi e varchi. A Panama si può cambiare nave e invertire la rotta per l’Europa. La rotta atlantica ha prevalentemente porti di partenza in Brasile, sin dai tempi dell’operazione Fortaleza conclusasi nel 1995 col primo grande sequestro di cocaina riconducibile alla ‘ndrangheta, quella in cui era coinvolto Rocco Morabito. Dal Nord-Est brasiliano è possibile raggiungere l’Africa, zona di stoccaggio. Ma anche la Galizia, che torna ad essere importante dal punto di vista strategico, lo abbiamo visto durante il Covid con la scarcerazione di tanti boss».
Nicaso osserva anche che «oggi sono sempre più centrali i porti di Rotterdam e Anversa, dove ci sono pochissimi controlli. Da Anversa, presidiata anche dai clan albanesi, in due ore sei ovunque in Europa. Anversa non è solo la capitale dei diamanti. Sta diventando insieme a Gioia Tauro uno dei punti nevralgici del narcotraffico. E anche Amburgo sta prendendo quota».
DROGA DEGLI ZOMBIE
C’è, però, una droga che «costa meno della marijuana ed è in grado di disintegrare il corpo e la mente di una persona in meno di un anno», ha detto Gratteri ricordando gli effetti devastanti del Fentanyl. La “droga degli zombie”. «Le droghe sintetiche si fanno in casa, in piccoli laboratori, si costruiscono con precursori chimici acquistati on line dalla Cina, dal Vietnam – ha messo bene in evidenza il procuratore – I chimici delle mafie costruiscono droghe nuove che sfuggono alle tabelle ministeriali e a volte è difficile fare arresti. Il futuro dei tossicodipendenti sarà quello delle droghe sintetiche sia per i costi che per l’approvvigionamento».
FESTIVAL DI CELICO, GRATTERI, NICASO E IL LINGUAGGIO SOCIAL
Spazio anche al tema dei nuovi linguaggi usati dalle mafie, che sono sempre più social. «In Italia, fatta eccezione per la faida di Ponticelli, le mafie non hanno una strategia della comunicazione, diversamente da quanto accade in America Latina», ha spiegato Nicaso, che da tempo studia come le mafie hanno cambiato il loro modo di comunicare. «In America Latina le mafie usano i social per promuovere il brand dell’organizzazione e fare da esca. “Vedete come siamo vestiti, che auto abbiamo, noi ce l’abbiamo fatta”». Una esteriorizzazione di comportamenti mafiosi che potrebbe divenire strategia di gruppo anche in Italia.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA