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Uno dei manifesti affissi a Cosenza

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COSENZA – «Quei manifesti vanno oscurati» aveva ordinato Mario Occhiuto. Detto fatto. Poche ore dopo l’annunciata ordinanza sono stati rimossi a Cosenza i cartelloni 6 per 3 con cui un negozio di elettronica dell’area urbana invitava all’acquisto di una lavatrice con un fin troppo chiaro doppio senso triviale (LEGGI IL CASO).

Per tutta risposta la società ha annunciato querela contro Occhiuto. «Premettendo che in tali manifesti non era presente alcuna raffigurazione oscena e tantomeno osceno può intendersi, nel pieno rispetto della normativa vigente, quello che potrebbe essere inteso come un doppio senso, lasciato alla libera interpretazione del lettore (la malizia è negli occhi di chi legge), abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale al fine di depositare querela presso la Procura della Repubblica di Cosenza nei confronti del Sindaco, per il gravissimo abuso commesso. I cartelloni illegittimamente rimossi – scrive la società su Facebook – saranno ripristinati subito a nostra cura, del resto lo stesso Occhiuto agisce sapendo di commettere un illecito; inequivocabili sono in tal senso le sue parole: “Non ci interessano eventuali conseguenze legali per la rimozione anticipata di questi cartelloni”, in cui egli stesso non paventa generiche azioni legali, ma dimostra piena consapevolezza di quelle che saranno le “conseguenze legali” della sua azione. In merito a questioni di natura morale, siamo obbligati a dover osservare come ancora una volta la politica, in preda ad una deriva puramente populista, si preoccupi di rimuovere i manifesti pubblicitari piuttosto che di osservare i disagi della cittadinanza, in primo delle donne e dei disabili, che subiscono continuamente soprusi con la colpevolezza di un’amministrazione sempre più cieca ai diritti dei più deboli, ma che per accaparrarsi qualche consenso si erge arbitrariamente a censore della libera comunicazione».

Le scuse chieste dall’Amministrazione

Sul caso è nuovamente intervenuta l’Amministrazione comunale, evidenziando che «l’articolo 528 del codice penale punisce, quali atti osceni, la produzione di scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie. Il comma tre dell’articolo in questione, non abrogato dalla depenalizzazione del 2016, prevede poi nello specifico che è punito da tre mesi a tre anni chi adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione di oscenità. Come, appunto, la frase in questione – spiega l’Amministrazione – palesemente a doppio senso, che ha indignato le tantissime donne che, anche sui social network, si sono pubblicamente rivolte al sindaco sollecitandogli un intervento».

«Sinceramente – ha aggiunto il sindaco Occhiuto – mi sarei aspettato dall’azienda in questione un atto di scuse, visti i tanti messaggi di ringraziamento che ho ricevuto dai cittadini. Scuse, che, naturalmente, non dovevano essere rivolte al sottoscritto ma, in particolar modo, alle moltissime donne indignate dai loro slogan promozionali».

La posizione del rettore dell’Unical

Il Rettore dell’Unical, Gino M. Crisci, ha espresso pieno apprezzamento all’iniziativa del sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, di rimozione dei manifesti pubblicitari a sfondo sessista. «La posizione del sindaco di Cosenza va condivisa – afferma Crisci – in quanto la campagna pubblicitaria in questione, già in altre occasioni giocata sul filo del doppio senso neanche troppo nascosto, è di pessimo gusto. Il decadimento culturale di una società si combatte anche prendendo iniziative di reazione e non rimanendo nell’indifferenza. Come rappresentante del mondo accademico trovo sia giusto evitare che il livello culturale scivoli su un piano così basso, senza reagire in alcun modo».

«Alcuni – conclude Crisci – hanno osservato che il primo cittadino meglio avrebbe fatto a concentrare l’attenzione su altri problemi del territorio e dei cittadini, piuttosto che sulla censura di un cartellone pubblicitario. Se è pur vero che un sindaco ha il dovere primario di garantire servizi materiali alla città, è tuttavia altrettanto importante che intervenga sugli aspetti educativi, per cui ritengo sacrosanto appoggiare ogni iniziativa volta a evitare la sottovalutazione e il disconoscimento degli effetti e dei pericoli culturali e sociali che tali messaggi comportano, portando, inevitabilmente, ad incentivare la discriminazione di genere».

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