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L’inchiesta, denominata “Frontiera”, ha avuto origine dall’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo

PAOLA (COSENZA) – Tutti a giudizio. Saranno processati i quaranta presunti “uomini d’onore”, “prestanome”, “favoreggiatori” della cosca del boss Franco Muto coinvolti a vario titolo nelle inchiesta antimafia denominata “Frontiera”. Tra i destinatari del provvedimento lo stesso boss Franco Muto. Il dibattimento avrà luogo il prossimo 19 ottobre, mentre gli imputati che saranno giudicati con il rito abbreviato dovranno comparire in aula il 26 settembre prossimo, con udienza fissate anche il 27, 28 e 30 settembre 2017.

Lo ha deciso il Giudice per le udienze preliminari distrettuale di Catanzaro, Carlo Saverio Ferraro. A rappresentare la pubblica accusa, durante l’udienza di ieri, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il pubblico ministero Vincenzo Luberto.

“Frontiera” è legata all’altra inchiesta antimafia, denominata “Cinque Lustri” su cui è stata registrata un’unica richiesta di rinvio a giudizio a carico di ottanta persone, firmata dai procuratori aggiunti della Dda di Catanzaro Bombardieri e Luberto, insieme ai sostituti Alessandro Prontera e Camillo Falvo, sempre con la supervisione del procuratore capo Gratteri. Gli imputati dovranno difendersi dalle accuse loro contestate, a vario titolo, che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso a quella finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; e poi estorsione tentata e consumata, rapina, usura, illecita concorrenza con violenza e minaccia, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici.

Il maxi blitz “Frontiera” scattato il 19 luglio, in particolare, ha portato a 58 misure cautelari contro capi e gregari del clan Muto e a sequestri di beni per 7 milioni di euro. Le indagini hanno avuto inizio dall’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, ucciso nel 2010. L’attenzione si è focalizzata su Vito Gallo di Sala Consilina in storici rapporti con Francesco e Luigi Muto di Cetraro, nonché con Pietro Valente, rappresentante della ‘ndrina di Scalea, federata agli stessi Muto. Un’operazione che ha delineato l’operatività della cosca Muto, dedita al monopolio del mercato ittico, al narcotraffico e allo sfruttamento di risorse sul territorio, con attività fittiziamente intestate ad una serie di prestanome. L’operazione collegata, “Cinque Lustri”, risale invece al 19 gennaio 2017 e rappresenta una prosecuzione di Frontiera sempre contro il clan Muto ed ha portato all’esecuzione di 35 arresti e al sequestro preventivo di 54 imprese in tutta Italia. Nell’elenco delle società finite sotto sequestro, come si ricorderà, figurano anche la Bilotti parking Srl, la Lorica ski e l’Aeroporto di Scalea.

Gli specialisti della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno ricostruito le dinamiche, le relazioni e gli accordi con gli altri gruppi criminali operanti sul territorio calabrese. Solidi intrecci, attraverso cui dieci aziende riconducibili allo stesso imprenditore sono riuscite ad aggiudicarsi i più importanti appalti nella provincia di Cosenza nel triennio che va dal 2013 al 2015.

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