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Quello che rimane dopo un incendio

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Chiesto ai primi cittadini del Reggino di segnale peggioramenti nelle zone già gravate da dissesto idrogeologico

REGGIO CALABRIA – Continua l’emercenza incendi in Calabria. Numerose le richieste di soccorso ai vigli del fuoco. Nella giornata di ieri particolarmente critica è stata la situazione del Cosentino (LEGGI LA NOTIZIA) con il presidente della Regione Mario Oliverio che ha chiesto l’invio dell’esercito. Di oggi invece l’iniziativa del prefetto di Reggio Calabria, Michele Di bari, che ha chiesto un intervento dei sindaci, e il grido d’allarme lanciato dal vescovo di Cassano allo Jonio, monsignor Francesco Savino. 

Questa mattina intanto è stato sospeso per circa quattro ore il traffico ferroviario sulla linea Paola-Reggio Calabria a causa di un incendio che ha interessato la sede ferroviaria nel tratto tra Lamezia Terme e San Pietro a Maida. Attualmente la circolazione dei treni è ripresa anche se con rallentamenti e ritardi fino a due ore. Il rogo sviluppatosi in mattinata e alimentato successivamente da nuovi focolai ha danneggiato dei cavi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a spegnere le fiamme. Le Ferrovie dello Stato fanno sapere che l’intervento dei tecnici di Rfi che sono al lavoro per il ripristino della linea proseguirà fino a sera. 

IL PREFETTO. «Il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha diramato una circolare ai sindaci e ai commissari dei Comuni della provincia, all’Ente Parco, alla Capitaneria di Porto, ai Vigili del Fuoco, all’Anas e alla Rete Ferroviaria italiana spa recante le raccomandazioni operative per prevenire il rischio idrogeologico nelle aree interessate da incendi boschivi».

A darne notizia è una nota della Prefettura di Reggio. «Nella direttiva è stata segnalata all’attenzione degli enti – riporta la nota – la necessità di intervenire prontamente nelle aree interessate da incendi boschivi per valutare le eventuali azioni di protezione civile per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, laddove il passaggio del fuoco abbia inciso sulla suscettività al dissesto, determinando ovvero aggravando situazioni di criticità idrogeologiche. Nell’ambito delle iniziative intraprese al riguardo, ogni componente del Sistema è chiamato ad adoperarsi per porre in essere le attività di specifica competenza, in piena sinergia con le istituzioni a vario titolo interessate».

IL VESCOVO. «Vi parlo come vostro fratello: a voi tutti, dai più giovani agli anziani, rivolgo un appello. La Calabria brucia! Bruciamo per il caldo torrido di questa estate arida e bruciamo per i vari fuochi appiccati che hanno già sacrificato la vegetazione spontanea ed alcune vite umane. I boschi intorno fino alla Sila sono divorati dalle fiamme alimentate dalla siccità e dal vento: lo scenario è impressionante. E questo lo vedete tutti. Con il fuoco bruciano anche gli ultimi sprazzi di indignazione, di reazione, di speranza di cambiamento: su questo non posso tacere».

Inizia così il grido d’allarme di monsignor Savino, vescovo della diocesi di Cassano, la più piccola della Calabria.

«Gridiamo insieme che non accettiamo le logiche speculative subite da chi crede che, per una manciata di euro che entreranno nelle sue tasche riassestando le sue precarie condizioni economiche, la distruzione delle piante e delle coltivazioni sia la scelta più efficace – attacca ancora il presule – gli incendiari prezzolati assecondano, forse anche senza consapevolezza, i progetti definiti a tavolino da chi ne trarrà il massimo profitto incurante della sfigurazione della terra. O cerchiamo insieme cambiamenti possibili rispettosi della meravigliosa terra che il Signore ha donato ai calabresi, come agli abitanti delle altre Regioni italiane, oppure con il silenzio, l’indifferenza, la rassegnazione diventiamo complici dei misfatti che infliggiamo alla natura pensando di rimanerne illesi. Il manifesto ecologico che Papa Francesco ha indirizzato a tutti con l’Enciclica “Laudato Sii” è un richiamo forte anche per noi, qui dove abitiamo. Bruciare i boschi è terrorismo, è un delitto cosmico: gli alberi sono una risorsa da tutelare e rispettare per difendere l’ecosistema di cui siamo parte, senza esserne i padroni. Qui come nella lontana Amazzonia!»

«L’appello ai responsabili delle istituzioni politiche e civili – è la conclusione – è: rompiamo l’atteggiamento di ignavia e fatalismo che blocca ogni reazione e diciamo “basta!”. Non più incendi dolosi! Non più logiche finanziarie che deturpano le risorse naturali! Custodiamo la terra!»

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