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Il palazzo comunale di San Lucido

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SAN LUCIDO (COSENZA) – È una bimba paffuta nata 47 giorni fa da madre affetta da Sars Cov-2, ma per le Istituzioni non esiste, è una sorta di piccolo fantasma: non ha codice fiscale, né medico curante, né diritto alcuno.

Eppure c’è, vive in paese, pesa 3 chili e 300 grammi ed è lunga 52 centimetri. Ma al Comune di San Lucido non sarebbe stata registrata.

E’ una triste storia quella che vede protagonista questa piccoletta nata in tempo di covid, coi genitori entrambi positivi e per tanto tempo in isolamento, impossibilitati ad uscire di casa, in ossequio a ordinanze del sindaco di San Lucido che li costringeva a stare isolati dal mondo.

Tale stato di cose ha creato una situazione paradossale: trascorsi i dieci giorni di legge per la comunicazione e contestuale iscrizione nel registro di stato civile del Comune di residenza, la piccola non sarebbe attualmente registrabile.

Anzi, il caso è finito pure all’attenzione della Procura della Repubblica di Paola perché i genitori avrebbero violato la legge, fornendo in ritardo le informazioni sulla neonata. Ma – ci si chiede – se i neo genitori erano entrambi positivi al coronavirus e, di conseguenza, impossibilitati a poter mettere piede fuori dalla propria abitazione, come avrebbero potuto recarsi in Municipio nei dieci giorni di legge?

E, difatti, i due giovani hanno adempiuto a doveri e obblighi fino al giorno della revoca dell’ordinanza sindacale che li costringeva a stare chiusi in casa. Ma a quel punto era troppo tardi.

Lo zelante addetto all’ufficio comunale competente ha verbalizzato i fatti, annotando il nome della piccola nell’apposito registro, ma – riferiscono – senza formalizzare l’avvenuta nascita, emettendo relativo certificato di legge. Ma andiamo alle date contenute negli atti di rilevante interesse pubblico.

L’8 aprile 2021 il sindaco emette ordinanza numero 323 con cui ordina ai due giovani, in quel momento ancora senza prole, di restare chiusi in casa (“misura di permanenza domiciliare”) per “la ricerca di antigene del virus sars covid 2”. Il 9 aprile successivo viene accertata la “positività al test antigenico per la ricerca” del coronavirus a carico di entrambi i giovani sposini.

Il 12 aprile seguente, alle ore 16:02, la donna viene ricoverata all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza per “gravidanza a termine” ed il 19 aprile partorisce una bella bimba (negativa al covid).

Da questa data, secondo la legge, devono trascorrere dieci giorni per comunicare la nascita all’ufficio di stato civile del Comune di residenza, consegnando il relativo certificato rilasciato in ospedale ai genitori, ma i giorni passano infruttuosi perché la coppia non può uscire di casa, costretta da una ordinanza sindacale emessa a seguito di accertata positività al covid.

Si arriva al 30 aprile e la donna viene dimessa dall’ospedale, negativizzata al momento delle dimissioni.

I dieci giorni sono già trascorsi e il 13 maggio (ordinanza numero 442) arriva pure la revoca dell’isolamento domiciliare con decorrenza immediata. Il giorno seguente, 14 maggio, i genitori si recano di buonora in Comune (ore 8:00) ma qui scoprono la brutta sorpresa: “sono trascorsi i dieci giorni di legge.

La bimba non potrà essere registrata”. Viene compilato un verbale e gli atti inviati in Procura affinché si proceda contro i genitori. E intanto la bimba non esiste: non ha codice fiscale, né medico curante, né diritti.

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