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Il procuratore di Paola Pierpaolo Bruni

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PAOLA (COSENZA) – Il sindacato della Cgil di Paola, Amantea e Cosenza prende posizione – in una nota congiunta –  sull’operazione della Procura di Paola denominata “Archimede”, legata al mare sporco nell’alto Tirreno cosentino, e che ha portato all’iscrizione di 17 persone nel registro degli indagati. 

Il sindacato da anni si sta battendo per avere dei depuratori efficienti e funzionanti. E, in tal senso, tante sono state le denunce a mezzo stampa (e non solo) per chiedere l’intervento delle istituzioni locali e delle autorità. Ecco perché, il blitz portato avanti dal procuratore Pierpaolo Bruni è stato accolto con favore.

«Non siamo mai contenti quando si arresta qualcuno», ha esordito la Cgil, che ha proseguito «ma l’inchiesta della procura di Paola, è decisamente eloquente». Il procedimento penale scaturito dall’operazione denominata “Archimede”, per il sindacato «punta a fare luce sulla depurazione della zona del litorale dell’Alto Tirreno cosentino e ha portato in tutto a diciassette indagati. Da garantisti speriamo che tutte le persone coinvolte possano dimostrare la loro estraneità ai fatti».

Un dato, però, è certo per la Cgil: «Nel sistema della depurazione vi sono parecchie zone d’ombra. Il momento è adesso. Adesso bisogna recuperare il tempo perso e agire con celerità. I soldi stanziati per ripristinare i depuratori vanno spesi, non ci sono più scuse. Le rassicurazioni di alcuni amministratori e di alcuni politici – ha tuonato il sindacato – non sono più tollerabili. Questa è una terra che ha bisogno di risposte certe e concrete. Se qualcuno pensa che tutto si può nascondere si sbaglia di grosso. Le associazioni, i liberi cittadini, il sindacato daranno battaglia su questo tema. Per quanto ci riguarda, -hanno sottolineato la Cgil di Paola, Amantea e Cosenza – sosterremo tutte le iniziative che andranno in questa direzione».

Inoltre, per il sindacato «occorre chiedere al governo regionale, lo stato di attuazione dei progetti e degli interventi che si vorranno fare. Non bastano conferenze stampa elusive e di parte. Questa giunta regionale al pari di quella che l’ha preceduta – ha evidenziato ancora la Cgil – non ha fatto nulla. I ritardi sono evidenti. Per smuovere il sistema è dovuta intervenire la procura. Basta spot da campagna elettorale».

Per concludere: «Alcuni depuratori non funzionano, le bonifiche tardano ad arrivare, e anche quest’anno non avremo (saremmo felici di poterci ricredere) un mare pulito. Si capisce quanto questo può influire sul turismo e sulla economia di un territorio».

Dalle indagini condotte per l’operazione “Archimede”, è emerso, tra le altre cose, che «taluni imprenditori hanno violato gli obblighi contrattuali assunti con comuni della fascia tirrenica con riguardo ad appalti afferenti la gestione e la manutenzione dell’impianto di depurazione e degli impianti di sollevamento e hanno smaltito fanghi di depurazione senza adeguato trattamento presso terreni agricoli anziché mediante conferimento in discarica autorizzata, talora anche attraverso lo sversamento del refluo fognario in un collettore occulto».

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