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Il giovane Federico Feraco

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Federico Feraco aveva solo 14 anni quando in via Nazionale a Corigliano (CS) cadde con la sua bicicletta in una buca non segnalata, morendo. Condannati a sei mesi (pena sospesa) un professionista, un dipendente comunale e un imprenditore. Un’assoluzione.


Aveva solo 14 anni Federico Feraco quando, in un afoso pomeriggio d’agosto del 2017, la sua giovane vita è stata spezzata brutalmente. Stava percorrendo in bicicletta via Nazionale, nel cuore dello Scalo coriglianese, quando una buca profonda e non segnalata gli ha portato via tutto: l’equilibrio, il respiro, il futuro. Federico è caduto con violenza, sbattendo la testa contro il marciapiede. Un colpo terribile, che non gli ha lasciato scampo. A notarlo sull’asfalto è stato un automobilista, che ha subito dato l’allarme. Ma era già troppo tardi. Il medico legale, giunto poco dopo, ha potuto solo constatarne il decesso.

LA TRAGICA MORTE DI FEDERICO


Federico Feraco lo ricordiamo attraverso una foto scattata poco tempo prima della tragedia: un volto pieno di vita, di sogni, di futuro. Quel sorriso, oggi, è il simbolo di un’assenza che pesa come una montagna. Quella buca era lì, visibile eppure ignorata, come una trappola aperta nel cuore della città. Nessuna transennatura, nessun segnale. Una ferita nell’asfalto che si è trasformata in una sentenza di morte. La Procura di Castrovillari ha subito avviato le indagini. Le immagini di videosorveglianza di due negozi vicini non hanno lasciato dubbi: Federico ha perso il controllo della bici proprio a causa di quell’insidia.

LA BICICLETTA DI FEDERICO E LA BUCA NON SEGNALATA


La buca è stata posta sotto sequestro. Il medico legale ha riscontrato un’unica, devastante ferita alla testa. Il magistrato di turno, davanti all’evidenza, non ha ritenuto necessaria nemmeno l’autopsia. L’urto contro il marciapiede è stato così violento da non lasciare margini d’incertezza: quella buca lo ha ucciso. Ci sono voluti otto anni per arrivare a una sentenza. Otto anni di silenzi, attese, dolore muto e ostinato.

OTTO ANNI PER LA SENTENZA

Ma oggi, finalmente, qualcosa si è mosso. Il giudice Gabriele Antonaci del Tribunale di Castrovillari ha emesso la sentenza: condannati tre imputati per la morte di Federico. Sei mesi di reclusione – pena sospesa – per Filomena De Luca, ingegnere e oggi dirigente comunale; Carmine Grispino, geometra e funzionario del Comune; Teodoro D’Ambrogio, imprenditore coriglianese, all’epoca titolare della ditta incaricata dei lavori proprio in quel tratto di strada. Assolto, invece, Franco Bua, ex geometra comunale ormai in pensione, difeso dall’avvocato Marisa Caravetta. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

LE CONDANNE


Il giudice ha anche disposto, in via provvisoria, che i tre condannati versino 5 mila euro ciascuno – in solido – ai familiari della giovane vittima: il padre, la madre e i fratelli di Federico, rappresentati dall’avvocato Pasquale Pastorino del foro di Salerno. Ma nessuna somma, nessuna condanna potrà mai restituire il sorriso di un ragazzo strappato alla vita per negligenza, per incuria, per una buca ignorata troppo a lungo.

MORTE DI FEDERICO, UN VUOTO INCOLMABILE

Oggi, su via Nazionale, rimane solo un mazzo di fiori. Lo portano ancora i suoi cari, chi l’ha amato, chi non riesce a dimenticare quel giorno maledetto. Otto anni dopo, una sentenza prova a dare un nome alle responsabilità. Ma il vuoto lasciato da Federico resta incolmabile. Un ragazzo è morto perché una strada cittadina è diventata, nel silenzio e nella disattenzione, una trappola mortale.

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