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Vincenzo Trimboli

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QUANDO il suo nome era finito sulla guida dei migliori medici italiani sotto la voce “gastroenterologi”, Vincenzo – per tutti Enzo – Trimboli quasi non ci aveva fatto caso. La sua religione era codificata dalle corsie dell’Annunziata – quando l’Annunziata, in Calabria, era un punto di riferimento – e di quei lustrini diffusi in tutta Italia, non era parso per nulla affascinato.

Eppure, con le parole, ci sapeva fare.  Modellava con esse lunghi discorsi per rappresentare ai suoi pazienti lo stato della loro salute dopo minuziose e durevoli visite: “Se non parli con il malato, che medico sei?” diceva. In un’altra vita, da giovanissimo, a Napoli, dove aveva pescato l’amore poi portato sull’altare, le sue composizioni avevano addirittura trovato spazio nelle pubblicazioni di una casa editrice. Espressioni sardoniche, sigaretta in mano e sguardo benevolo accoglievano l’interlocutore che, investito da una nuvola di profumo, poteva, tuttavia, venire letteralmente incenerito da una delle sue taglienti cesure.  

Durante gli anni in cui era stato primario del nosocomio cosentino aveva spinto per rendere il reparto di Gastroenterologia un’eccellenza: non solo nella qualità della squadra che si era costruito intorno quanto nell’avanguardia dell’utilizzo della tecnologia che mutava velocemente.

Libero pensatore attento a quello che oggi chiameremmo outfit, lettore incallito di più quotidiani al giorno, era appassionato di politica. Nel mentre Cosenza, sul finire del secolo breve, rinasceva con Giacomo Mancini sindaco, venne chiamato dal vecchio leone socialista a ricoprire il ruolo di assessore alla Sanità sebbene, la sua, fosse un’altra casa politica, quella degli eredi del Pci. Amava coltivare amicizie profonde con reciproca devozione ed era vincolato alla sua numerosa famiglia attraverso un cordone ombelicale mai reciso. Non solo quella più intima costituita dalla moglie Gilda e dai figli Giuseppe, Luca e Angela quanto anche il copioso novero di fratelli e sorelle (cui era legatissimo), cugini e nipoti.

Con la sua autorevolezza dispensava suggerimenti, rimproveri, umana comprensione allo stesso modo in cui le sue diagnosi avevano rappresentato una sentenza per molti calabresi.

Le sue spoglie mortali verranno salutate questa mattina alle 11 nella Parrocchia Santa Famiglia in Andreotta di Castrolibero.

«Con il dottor Vincenzo Trimboli – ha detto il sindaco di Cosenza Franz Caruso – scompare non solo un caro amico e un grande professionista, tra le più importanti figure di medici ospedalieri della città, per lungo tempo primario della divisione di Gastroenterologia, ma anche un galantuomo, dal temperamento mite e dai modi gentili, che ne hanno fatto la sua cifra di riconoscibilità anche quando decise di rispondere affermativamente alle sollecitazioni della politica. Vincenzo Trimboli si distinse, infatti, oltre che come consigliere comunale, anche come assessore della giunta Mancini nella quale ricoprì il ruolo di assessore alla Sanità».

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