Il corteo di Amendolara (foto di Franco Maurella)
2 minuti per la letturaGrande partecipazione ad Amendolara per la manifestazione dopo la strage in cui hanno perso la vita quattro braccianti
AMENDOLARA (COSENZA) – Sono iniziate ad Amendolara le prime fasi della manifestazione organizzata da Cgil, USB Calabria, La Base e numerose realtà politiche e sociali calabresi dopo la morte dei quattro cittadini pakistani trovati senza vita nelle campagne della Sibaritide. Il clima è composto ma carico di tensione emotiva. Molti manifestanti indossano magliette rosse della Cgil e portano con sé striscioni contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato.
La manifestazione è stata promossa all’indomani della tragedia di quattro lavoratori migranti – Amin, Ullah, Safi e Waseem – barbaramente uccisi ad Amendolara senza pietà perché chiedevano condizioni di vita e lavoro dignitosi.
LE PAROLE DI LANDINI
«Non e’ un problema della Calabria. Io vengo da Reggio Emilia e uno dei piu’ grandi processi contro la ‘ndrangheta non l’ha fatto Reggio Calabria, ma Reggio Emilia. Il problema del caporalato non riguarda solo questa parte, ma tutta Italia e non riguarda solo l’agricoltura. Il problema del caporalato riguarda anche l’edilizia, la logistica. E’ proprio questo sistema di fare impresa che va fermato». Lo ha detto Maurizio Landini, leader della Cgil ad Amendolara, partecipando al corteo organizzato dopo la strage dei braccianti arsi vivi.
Landini, prima della partenza del corteo, si è recato alla stazione di servizio sulla statale 106 deponendo una corona di fiori nel luogo in cui è stata trovato l’auto bruciata con i cadaveri dei quattro giovani stranieri. «Quelli che muoiono – ha detto Landini parlando con i giornalisti – sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani. Sono d’accordo con il vescovo che ha detto che è il momento della rivolta delle coscienze perché non si può avere l’ipocrisia di non vedere quello che sta succedendo da anni».
«E allo stesso tempo – ha aggiunto – bisogna intervenire per non mettere tutti sullo stesso piano. Io conosco tante persone perbene e oneste che rappresentano la maggior parte della popolazione e sono sia imprenditori che lavoratori. Bisogna colpire i disonesti e la malavita organizzata. Dobbiamo riconfermare i diritti dei lavoratori. Se dall’alto, cioè da chi ha la responsabilità, il messaggio non arriva o arriva addirittura la copertura, significa – ha concluso – che ognuno fa quello che gli pare».
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