Il Tribunale di Cosenza
3 minuti per la letturaNella struttura di alternativa alla detenzione in un quartiere di Cosenza, un episodio mette a rischio la vita di un minore, salvato dai condomini che denunciano: I ragazzi «trascorrono il tempo inoperosi e danno segni di disagio»
QUALCOSA turba la quiete dei residenti in un quartiere Cosenza. Non si tratta, questa volta, di movida violenta o schiamazzi notturni. A preoccupare gli abitanti del condominio in questione è la presenza, all’interno di un appartamento posto al primo piano, di una “Comunità specialistica educativa per minori con disturbi del comportamento o disadattati sociali sottoposti a provvedimenti penali e/o amministrativi”, gestita da una cooperativa sociale. La struttura ospita 7 minori, alcuni dei quali sottoposti a misura alternativa alla detenzione.
Fin qui nulla da eccepire, non fosse per il fatto che gli inquilini del palazzo, pur convinti del fine nobile della cooperativa, sollevano non pochi dubbi sulla collocazione della Comunità tra le mura di un condominio e, soprattutto, sul rispetto dei requisiti minimi strutturali. Ma tant’è: la struttura è stata accreditata con delibera rilasciata in data 18 aprile 2024 dal Settore Welfare del Comune di Cosenza, e non è l’unica struttura del genere, a Cosenza, a ospitare minori nella medesima condizione.
Allora, direte, se tutto è nella norma – così come sembrerebbe, in attesa di conoscere la pronuncia del Consiglio di Stato a seguito del contenzioso sorto tra il condominio e i titolari della cooperativa – qual è il problema? Ciò che non convince è il verificarsi, nell’ultimo periodo, di episodi spiacevoli e dai contorni poco chiari.
IL MINORE IN PERICOLO SALVATO DAI CONDOMINI
Secondo quanto riferito dai residenti dello stabile, sarebbe accaduto più volte che gli ospiti del centro siano stati sorpresi sui balconi dell’appartamento nell’intento di lanciare cicche di sigarette addosso ai passanti, di affacciarsi in mutande, o di sedersi a cavalcioni su una fioriera, in una posizione pericolosa per l’incolumità personale.
Ma la sera del 29 ottobre scorso si è registrato l’ultimo e più allarmante accadimento, che ha spinto le famiglie a depositare un esposto alla Procura di Cosenza. Un minore ospite della Comunità ha tentato di togliersi la vita legandosi un lenzuolo al collo e lasciandosi cadere penzoloni sul balcone.
Nella circostanza, nessuno tra il personale della struttura è intervenuto a salvare la vita del ragazzo: ad accorgersi di quanto stava accadendo, sarebbe stato Raffaele Chiodo, un giovane residente nel palazzo, uscito di casa in quello stesso istante per ritirare del cibo a domicilio da un rider, che, con prontezza e lucidità, e con l’aiuto di altri due ragazzi, Andrea e Alessandro Ponte, è riuscito a salvare la vita al minore, evitando un epilogo ben più drammatico. I tre hanno sollevato il corpo dall’estremità degli arti inferiori, cercando, così, di allentare la stretta del cappio attorno al collo.
L’unico operatore presente sarebbe accorso soltanto in seguito, allertato dai condomini, intento com’era in quel momento, come egli stesso ha riferito, a «guardare una partita in tv», per di più tirando il lenzuolo dall’alto e contribuendo, pertanto, a rafforzare la morsa sul collo: solo dopo ripetuti inviti da parte dei primi soccorritori, avrebbe tagliato il lenzuolo con un coltello, lasciando cadere il corpo a terra e liberandolo dal cappio.
LA DENUNCIA DEI CONDOMINI
Il minore, successivamente soccorso dal 118 e portato in ospedale, sarebbe attualmente fuori pericolo. Ma quanto accaduto ha scosso profondamente i condomini che, alla luce del grave fatto, sollevano anche altre perplessità. Ovvero: i minori sono adeguatamente seguiti? E il personale in servizio possiede, effettivamente, la formazione necessaria allo svolgimento dell’attività? I ragazzi sono realmente supportati nell’intraprendere un percorso di reinserimento scolastico e sociale?
A queste domande risponderà, a tempo debito, l’autorità giudiziaria. Intanto, ciò che appare – si legge nell’esposto – è che «i minori ospitati trascorrano il tempo inoperosi, dando segni di disagio». Che – si spera – possano essere colti in tempo, prima che si sfiori un’altra, ennesima, tragedia.
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