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CARIATI (COSENZA) – Tre coltellate all’addome sferrate con crudeltà in preda all’alcool e alla gelosia e poi la fuga per far perdere le proprie tracce. La loro identità, però, è stata subito svelata ai carabinieri, che hanno blindato la cittadina e, in tarda serata, stretto le manette intorno ai polsi di un uomo e indagato a piede libero altri due. È accusato di tentato omicidio il trentaquattrenne del posto, A.A., sul cui groppone adesso grava un fermo di indiziato di delitto, che, nelle prossime ore, passerà al vaglio del gip per la convalida.

Nella rete delle forze dell’ordine, insieme a lui ci sono finite altre due persone di trentacinque e trent’anni, per ora soltanto iscritte nel registro degli indagati. Le porte del carcere di Castrovillari per il trentaquattrenne si sono aperte alle prime luci dell’alba di ieri, dopo aver trascorso la nottata in caserma. Successivamente all’aggressione, è riuscito a fuggire, ma la sua corsa per la città del basso Ionio cosentino, è durata poche ore: i militari sono riusciti ad intercettarlo, insieme ai complici. Sarebbe stato lui a conficcare il coltello dalla lama di 16 cm nell’addome di un quarantatreenne di Cirò Marina, durante un banchetto in un noto locale del lungomare di Cariati.

I quattro – i tre “amici” e la vittima – erano tutti alla stessa festa e, tra una canzone e un ballo, avrebbero cominciato a discutere, anche perché un po’ alterati dall’alcol calato giù poco prima. Certo è che il diverbio s’è fatto sempre più accesso, tanto da spostarsi all’esterno della struttura per chiarire.

Nessuno, però, poteva immaginare quel che di lì a poco si sarebbe consumato: il trentaquattrenne avrebbe estratto dalla tasca l’arma bianca e cominciato a colpire il malcapitato, senza che gli altri due facessero niente per fermarlo. Uno, due, tre colpi, che l’hanno fatto cadere a terra in una pozza di sangue. Dall’interno, fortunatamente, si sono accorti di ciò che stava avvenendo e sono stati allertati subito i soccorsi.

All’arrivo di una gazzella del 112, però, i tre s’erano già allontanati. Tuttavia, stringere il cerchio su di loro non è stato difficile: la loro identità è stata immediatamente suggerita agli investigatori e questa ha combaciato con le riprese delle telecamere di videosorveglianza del ristorante. Sono ancora in corso di accertamento i motivi che hanno fatto scoppiare la discussione. Pare che la vittima stesse lì come intrattenitore e che – probabilmente nel corso del karaoke – stesse intonando una canzone napoletana, che secondo l’aggressore implicitamente stava dedicando a sua moglie.

Da qui sarebbe scaturita la gelosia, alimentata dall’eccesso di alcool in circolo nel corpo. Il poveretto, dopo un primo soccorso in città, è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale Annunziata di Cosenza. L’arma del delitto è stata subito trovata e sequestrata: era ancora infilata nel corpo della vittima e, sin all’arrivo al nosocomio, non è stata toccata. Adesso si attende la valutazione del giudice.

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