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Rilievi dei carabinieri

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ACRI (COSENZA) – Un pugno sferrato con violenza, al culmine di una furiosa lite, ne avrebbe provocato la morte. Non sono ancora chiare le cause del decesso di Giniju Ciprian, quarantasette anni e di origine romena, ma gli inquirenti indagano, sin da subito, per omicidio.

E, in caserma, già dalle primissime ore è stato portato il principale sospettato. A provocargli quei lividi, che hanno subito fatto aleggiare sul caso il sospetto di morte violenta, sarebbe stato il figlio, ventottenne e convivente.

Fino a tarda sera, infatti, è stato torchiato dai militari e dal pubblico ministero di turno, che ha poi firmato un fermo di indiziato di delitto. Niente di premeditato – almeno dalle pochissime informazioni trapelate -, quanto piuttosto un litigio degenerato e dal finale terribile. Il corpo esanime dell’uomo è stato trovato all’alba di ieri: era nel suo letto, ancora vestito come il giorno prima, e con accanto la moglie.

È stata lei a comporre il numero del 118 e a chiedere disperatamente aiuto; suo marito, però, già non respirava più da due ore. Quando, a pochi minuti dalle 7, è giunta l’autoambulanza non c’era più niente da fare. Il decesso – almeno da un primo accertamento – sarebbe avvenuto tra le quattro e le cinque. Una morte forse lenta e dolorosa. Ma dicevamo: la causa della morte potrebbe essere connessa ad un colpo incassato nel corso di una lite familiare.

Nella tarda serata di domenica, quando ancora le lancette non avevano segnato la mezzanotte, tra le mura di un’abitazione di località Là Mucone, a più di quindici chilometri dal centro cittadino acrese, ha avuto inizio quella che di lì a poco si sarebbe trasformata in una tragedia. Un diverbio sorto tra padre e figlio, poi trasformatosi in un’aggressione vera e proprio. Uno dei pugni potrebbe esser stato letale.

La vittima non è morta sul colpo, ma lentamente nel corso della notte. Subito dopo, passata l’ira funesta, il quarantasettenne si sarebbe poggiato sul letto della sua camera e, probabilmente perché dolorante, non avrebbe avuto la forza di indossare il pigiama. Accanto a lui, pochi minuti dopo, s’è distesa sua moglie, che, intorno alle cinque del mattino, non l’ha sentito più respirare. Solo l’esame autoptico, già disposto dalla Procura, potrà chiarire i tanti punti oscuri della vicenda.

L’accertamento irripetibile, oltre a determinare il motivo, chiarirà anche l’ora esatta della morte, confermando o meno l’ipotesi degli inquirenti. Le prime risultanze investigative, intanto, non lascerebbero spazio a dubbi: sarebbe stato il pugno ad ucciderlo.

Sul posto, per tutta la giornata di ieri, oltre ai militari della Compagnia di Rende, è giunta anche la sezione rilievi del Nucleo investigativo e il pm. Anche se in stato confusionale e completamente sotto shock, è stata sentita la moglie, che avrebbe rivelato dettagli importanti sulla lite. Il figlio, seppure avrebbe fornito una sua versione dei fatti, dichiarando che dopo le botte il padre avrebbe sbattuto per terra, è finito dietro le sbarre, in attesa della convalida del gip.

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