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Avviata un’inchiesta sulla morte di una donna di 80 anni all’ospedale “Giannettasio” di Corigliano Rossano. Tre sanitari indagati


CORIGLIANO ROSSANO (COSENZA) – Un addio silenzioso tra le mura dell’ospedale spoke di Rossano che ora, però, cerca risposte nel linguaggio rigoroso della magistratura. Sarà la magistratura a fare piena luce sulle ultime ore di vita di una donna di 80 anni, deceduta lo scorso 22 gennaio tra le corsie del pronto soccorso del plesso ospedaliero “Nicola Giannettasio”, plesso dello spoke cittadino. Un decesso che ha scosso la comunità locale e che ha spinto la Procura della Repubblica di Castrovillari ad avviare un’inchiesta approfondita, iscrivendo nel registro degli indagati tre operatori sanitari.

L’INDAGINE DELLA PROCURA DI CASTROVILLARI

L’indagine, coordinata dalla Procura castrovillarese, è entrata nel vivo nelle ultime ore con un atto fondamentale: i Carabinieri hanno proceduto al sequestro giudiziario delle cartelle cliniche e di tutti i verbali medici riguardanti l’anziana paziente. La documentazione acquisita non riguarda solo il giorno del decesso, ma copre l’intero percorso clinico della donna, inclusi i precedenti accessi alla struttura d’urgenza rossanese.

Secondo quanto filtrato, il Pubblico Ministero ha ritenuto necessario blindare le prove documentali per ricostruire con esattezza ogni singolo passaggio assistenziale. L’obiettivo è verificare se i protocolli medici siano stati seguiti correttamente o se, al contrario, vi siano state omissioni o ritardi fatali.

TRE SANITARI INDAGATI

L’iscrizione dei tre sanitari nel registro degli indagati è un passo tecnico necessario e garantista. Si tratta di figure professionali che, a vario titolo e in momenti diversi, hanno avuto in carico la paziente durante i suoi transiti al pronto soccorso nei giorni che hanno preceduto il tragico epilogo. L’ipotesi di reato su cui si lavora è quella di responsabilità colposa in ambito sanitario. Parallelamente all’analisi delle carte, la Procura avrebbe già conferito l’incarico a consulenti tecnici per lo svolgimento di accertamenti irripetibili.

Questi esperti avranno il compito di analizzare la coerenza tra i sintomi presentati dalla donna e le terapie somministrate dai camici bianchi del “Giannettasio”. Il tassello decisivo per chiudere il cerchio investigativo resta l’esame autoptico. L’autopsia, che potrebbe essere effettuata a stretto giro, servirà a stabilire la causa esatta della morte e, soprattutto, se questa fosse evitabile attraverso una diversa gestione clinica.

Al momento, l’inchiesta si trova in una fase embrionale. Sebbene il sequestro dei documenti e le iscrizioni nel registro degli indagati segnino un punto fermo nell’attività degli inquirenti, per tutti i soggetti coinvolti vige il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità. Il “Giannettasio” attende ora il verdetto della medicina legale, mentre la città si stringe attorno al dolore della famiglia della vittima, in attesa di una verità che solo la scienza e le indagini potranno restituire.

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