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COSENZA – Dopo aver dimesso gli ultimi pazienti Covid, al Reparto di Rianimazione del Giannettasio di Rossano sono stati sospesi i ricoveri, non è più possibile accogliere altri malati «non abbiamo personale a sufficienza per curarli al meglio» dice con rammarico il direttore della divisione di Rianimazione, Angelo Vulcano.

Sono anni che il problema della carenza del personale viene denunciato senza che si trovi una soluzione. «Negli ultimi mesi – spiega Vulcano – tre medici sono andati in pensione e a breve ci sarà il pensionamento di un altro dottore».

Eppure poco più di un mese fa all’ospedale di Rossano, già uno dei centri Covid della provincia, erano stati attivati anche i posti Covid in Rianimazione, un buon riconoscimento se si pensa che in Calabria la Rianimazione Covid è solo a Cosenza, Catanzaro e Reggio, e invece adesso con la Rianimazione chiusa l’ospedale rischia di essere declassato poiché la Terapia intensiva è una condizione necessaria affinché l’ospedale resti Spoke.

«Sono anni che denunciamo il problema della carenza del personale, non è legato a questo periodo di emergenza – dice il primario di Rianimazione – ma l’Asp non ha mai dato risposte e non è riuscita a creare una buona organizzazione». Trovare una soluzione non è facile anche perché è difficile, spiega sempre Vulcano, che arrivi nuovo personale.

Secondo il primario c’è bisogno di «una nuova organizzazione e anche dell’utilizzo al meglio dei professionisti pensionati. Dobbiamo cercare di tenere in vita gli ospedali Spoke, rafforzandoli». In questo momento ci sono 7 medici e 3 infermieri e manca un anestesista, affinché la divisione funzioni al meglio c’è bisogno almeno di 20 figure.

Angelo Vulcano

Il problema poi non si risolve se i medici vengono condivisi tra il presidio di Rossano e quello di Corigliano. Bisognerebbe avviare una suddivisione tra area chirurgica e area medica nei due presidi ospedalieri che fino ad ora l’Asp non è riuscita a disciplinare.

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