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COSENZA – Il green pass obbligatorio divide i cosentini e non solo. Questo è quanto emerge dalle interviste condotte nella centralissima Corso Mazzini su un campione di oltre venti persone (gestori di attività commerciali e clienti) appartenenti a più fasce d’età, residenti o provenienti da altre località.

Alcuni esercenti dicono no alla certificazione verde, gli altri seppure favorevoli all’obbligatorietà non intendono comunque trasformarsi in «temibili sceriffi», in agguato all’ingresso e dietro il bancone del proprio locale.

Ecco alcune delle risposte dei commercianti: «Sono favorevole al green pass ma contrario a fare il vigile urbano – spiega il gestore di un esercizio commerciale – Dopo aver seguito le regole, le normative vigenti, accettato le chiusure, le zone rosse, le zone gialle, le zone arancioni adesso ci chiedono di controllare che all’esterno non si creino assembramenti e che i clienti abbiano il green pass».

Il commerciante ne fa anche una questione di violazione del diritto alla privacy. «Per ogni cliente dovrei accedere con il mio cellulare ad un’applicazione che consente di leggere il Qr Code del green pass e che ne mostra l’effettiva autenticità e validità, insieme al nome, cognome e data di nascita dell’intestatario».

In discussione, pertanto, sono soprattutto le modalità. «Diventa complicato gestire i clienti in arrivo all’entrata, perché verificare che ognuno sia munito del patentino significa creare assembramenti – precisa un altro esercente – Poi mi sembra assurdo per esempio chiedere alle persone di fare un tampone per andare a mangiare un panino o una pizza, alla fine i clienti preferiscono stare a casa e nella migliore delle ipotesi ordinarli da asporto penalizzando quello che è il nostro lavoro».

C’è poi chi ha aperto da poco la propria attività commerciale e si dice contrario perché un incremento del personale, delle “sentinelle” da posizionare all’entrata, proprio non può permettersele al momento.

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Dall’altra parte, tutti i clienti intervistati hanno risposto positivamente alla decisione riguardante l’obbligo della certificazione, non risparmiando critiche a chi, dicono, «si nasconde dietro il vessillo della libertà calpestando il diritto alla salute dei cittadini».

«Trovo sia giusto, vogliamo essere tutti al sicuro, protetti. In particolare ci preoccupano le varianti. Se tolgo la mascherina per mangiare voglio essere tranquilla. Le immagini delle bare non possiamo dimenticarle. Vaccinarsi è un atto di responsabilità oltre che di estrema libertà, esprimiamo così il grande rispetto che abbiamo per gli altri», puntualizza una signora al tavolo.

È bene segnalare però che i più giovani, seppure favorevoli, hanno manifestato qualche perplessità soprattutto per via di una confusione generale che sembra turbare anche i più decisi. «È il caos totale, credere nella scienza sì, ma ormai per fede come si fa con Dio che non lo vedi, non hai prove, ma ne difendi l’esistenza», evidenzia una ragazza degustando il suo cornetto farcito. Per quanto riguarda i commercianti il dato raccolto rivela che i più sono contrari al green pass ma d’accordo alla vaccinazione.

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