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Il professor Carmelo Buscema

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COSENZA – Pericolosa, antiscientifica, evocativa dei periodi storici più bui. Il professor Carmelo Buscema, ricercatore di Sociologia politica all’Unical e tra i sottoscrittori dell’appello “no Green Pass”, definisce così la misura che regolamenta l’accesso alle aule dell’ateneo. Ma come si comporteranno i firmatari del manifesto dal momento che – stando ai rumors – non tutti potrebbero esserne provvisti?

Professor Buscema, nel documento sottoscritto da lei e altri autorevoli colleghi il Green pass è definito «ingiusto» e «discriminatorio». Perché?

«Il Green pass è una misura arbitraria, pericolosa, punitiva e infondata dal punto di vista logico-scientifico. Di più: è una licenza di contagio basata su una presunzione di negatività. Infatti non solo è stato dimostrato che persone vaccinate e non possono contagiarsi e contagiare a loro volta, ma chi è vaccinato e avesse dubbi sul proprio stato di salute è meno incentivato a effettuare il tampone e adottare le misure di prevenzione (mascherine e distanziamento), perciò si tratta di un provvedimento controproducente, ideologico. È paradossale che persone conviventi in un appartamento studentesco, che viaggiano su mezzi di trasporto pubblici, all’accesso all’aula vengano discriminate. Sono persone che hanno tutto il diritto di fare o non fare quello che stanno già facendo. Come hanno già affermato anche Barbero e Cacciari, inoltre, se questa misura fosse realmente efficace dovrebbe essere “normata”, e non mascherata da un tentativo surrettizio e infame di produrre nuove discriminazioni».

Ma nel vostro appello si fa riferimento ad una presunta violazione dell’art. 32 della Costituzione. Il medesimo articolo però introduce una riserva per quei casi in cui l’obbligo venga introdotto «attraverso una disposizione di legge».

«Si rispettano le leggi in vigore, non quelle che potrebbero venire approvate. Le leggi sono il risultato del volere di un corpo sociale e politico e non del capo di un Governo. Tra un decreto e un dispositivo di legge c’è un abisso! Siamo stati abituati ad un modo di governare ridotto a enunciati tipo “Whatever it takes”. La realtà è che il vaccino anti Covid è un dispositivo farmacologico sperimentale (prodotto in Occidente, secondo un criterio geopolitico netto) i cui effetti sono ignoti. Il mio lavoro mi insegna invece che l’osservazione scientifica si ha nel tempo e nello spazio. Per non parlare delle modalità di adesione alla campagna vaccinale: quanta volontarietà c’è nella scelta di vaccinarsi di un dodicenne? Quanto è volontaria la volontarietà? Il concetto dell’habeas corpus sta venendo meno letteralmente».

Non pensa invece che, per dirla con Martin Luther King, la libertà individuale termini dove comincia quella altrui?

«Quello del bene collettivo superiore al bene individuale è un concetto mutuato dalla retorica fascista, quando il singolo veniva mandato a morire per amore della patria. I meccanismi con cui venivano discriminati ebrei e omosessuali sono identici a quelli con cui oggi vengono messe a tacere le minoranze che si oppongono ai poteri forti. Poi bisogna capire anche che chi si fa portavoce delle idee di una parte minoritaria della società lo fa non per interesse personale, ma per il bene della collettività».

Allora, se il Green pass non va bene qual è secondo lei l’alternativa?

«Mantenere la volontarietà del vaccino e attuare una campagna gratuita e universale di screening attraverso tamponi e test salivari. Soprattutto dato il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti giornalmente evitare di alimentare paure irrazionali e superstizioni. La percezione dell’altro che ci è stata inculcata durante la pandemia è ancor più pericolosa del Covid. Ricorda i cliché del fondamentalismo islamista, dei confini, delle differenze. Il Green pass è un dispositivo legale che ipostatizza il pregiudizio ed è lesivo della salute pubblica».

Quindi non sarebbe opportuno incentivare la campagna vaccinale dal momento che i dati parlano di Terapie intensive occupate prevalentemente da non vaccinati?

«La scienza non ha una verità unica e immutabile. La verità scientifica – nata proprio per combattere l’ipse dixit – è mutevole e l’esperienza mi insegna che spesso è attraversata da determinati interessi».

Lei è vaccinato o possiede il Green pass?

«Non è giusto sottoporre le persone a questo livello di scrutinio pubblico delle loro legittime scelte, perché ritengo che implichi un grado di penetrazione nella vita personale di un individuo che non è accettabile e che tuttavia sta diventando sistematico».

Lei e i suoi 5 colleghi attuerete una forma di disobbedienza civile?

«La disobbedienza civile in tal caso è opportuna e necessaria. Le sue forme prescindono dall’essere o non essere vaccinati: si può rinunciare al Green pass pur avendo i requisiti per ottenerlo. Come quando in America, pur essendo normale e legittimo per i bianchi usurpare i posti a sedere per i neri sugli autobus, c’era chi diceva “Io non voglio commettere un abuso del genere”, allo stesso modo ci si dovrebbe astenere dall’uso del Green pass perché la si ritiene una misura iniqua. Io mi auguro che ci sia un boicottaggio della regola affinché non diventi norma».

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