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Un medico

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COSENZA – Con o senza Covid, alcune aree interne della Calabria sembrano destinate ad essere zone “rosso fisso”. Nei paesi della Valle dell’Esaro la vita dei cittadini è affidata al caos delle sostituzioni dei medici di base, agli accorpamenti delle guardie mediche, ad un isolamento territoriale che impone tempi biblici per l’arrivo di un’ambulanza del 118.

I sindaci dei 15 comuni del Distretto Esaro-Pollino da qualche settimana hanno alzato la voce, riunendosi in due conferenze tenute il 14 e il 24 febbraio, volte ad affrontare il problema del pensionamento dei medici di medicina generale: un evento “naturale”, diventato però motivo di preoccupazione per la salute di 40-50mila abitanti. Già, perché la sostituzione, che richiede la “dichiarazione di zona carente”, tiene conto di un conteggio effettuato per numero di abitanti e assistiti in un determinato ambito territoriale e impone, prima di procedere a nuove nomine di graduatoria, il raggiungimento del massimale per quei medici già presenti nell’area di riferimento.

In virtù della normativa vigente quindi, la dichiarazione di “zona carente” è stata decretata dalla Regione lo scorso 3 gennaio per i comuni di San Marco Argentano, Roggiano e Fagnano, dimostrandosi, di fatto, come sottolinea il sindaco di San Sosti, Vincenzo De Marco, una normativa del tutto «sballata»: «nel nostro paese uno dei due medici presenti è andato in pensione. Non ci sono i presupposti per essere dichiarati “zona carente”, ma la conseguenza è che molti dei suoi pazienti adesso si trovano in difficoltà, costretti a spostarsi anche per ottenere una semplice ricetta».

Gli fa eco Virginia Mariotti, sindaco di San Marco Argentano, comune capofila del Distretto, che parla di una soluzione ottenuta solo in minima parte: tra non molto, infatti, il suo comune, come nel peggiore imprevisto del Monopoli, si ritroverà al punto di partenza. «Il discorso è che bisogna pensare a procedure tali per cui l’Asp lavori in via preventiva-dice-senza rischiare di trovarsi con interi territori scoperti e cittadini gettati nello sconforto».

Il direttore del distretto sanitario, Francesco Di Leone, sposa la causa «è chiara la necessità un intervento normativo che consenti di agire diversamente. Allo status quo, abbiamo chiesto ai medici che sono sotto la soglia di massimale di aprire studi anche nei paesi limitrofi. Ma questo implica dei costi che non tutti possono o sono disposti a sopportare. Autorizziamo anche l’aumento degli assistiti e quando i tempi sono troppo lunghi, affidiamo incarichi provvisori di un anno».

Insomma, si fa quel che si può. Eppure, qualsiasi sia la natura dell’empasse e le pezze che via via si cercano di cucire, i cittadini vestono quotidianamente l’abito stracciato del disagio. Un disagio che assume dimensioni sproporzionate se si parla degli accorpamenti delle guardie mediche. «Ho davanti il prospetto di marzo – dice Virginia Mariotti – adesso abbiamo anche una sola postazione di continuità assistenziale che raccoglie ben 6 comuni: San Marco, Cervicati, Fagnano, Malvito, Mongrassano e Santa Caterina. Che assistenza possiamo garantire?». In effetti, un medico, anche il più disponibile, non ha presumibilmente il dono dell’ubiquità né un jet per eludere la viabilità fatiscente della zona. Le parole del dottore Di Leone in merito sono inquietanti: «non ci sono medici».

Spiega poi che al bando emesso dalla Regione Calabria per gli incarichi di continuità assistenziale a tempo indeterminato, su 314 domande, ne sono giunte poco più di un centinaio. Il risultato, nel distretto Esaro-Pollino è una carenza di circa 28 risorse umane. Davanti ad una simile presa di coscienza, sembra sciogliersi come neve al sole la visione di molti altri progetti fondamentali come il presidio di San Marco Argentano che, grazie ai fondi del Pnrr, è destinato a diventare “Ospedale di Comunità” e ancora l’aumento di postazioni di emergenza e pronto soccorso. Perché la domanda sorge spontanea: risolte le problematiche strutturali, poi, chi ci mettiamo dentro? Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dicono «sia recettivo alla problematica».

Ma se anche i guai fossero a monte, il sindaco Mariotti centra il focus «serve una rivoluzione di efficienza, che riconsideri i tempi, che tenga conto dei bisogni e della sofferenza umana. La Calabria deve avere uno scatto di orgoglio». Un orgoglio che i cittadini delle aree interne non hanno mai perso.

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